Gli agiati, gli emarginati

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Prevalgono, numericamente, quelli, quelle, con i soldi in tasca, e una reputazione da difendere, e un capitale, da difendere, e un modello economico e sociale e di sviluppo ormai vistosamente barcollante, ormai delirante, da difendere; quelli, quelle, ogni giorno più arcigni ed arroccati ed inaspriti ed esacerbati, quelli a cui l’ascolto di giornale radio e “Microfono aperto” di Radio Popolare dà visibilmente fastidio, abituati come sono alle litanie untuose, subdolamente intrise di propaganda populista filogovernativa, e razzista e revisionista e fascista, dei loro giornali, delle loro televisioni.
E’ normale che sia così, chi i soldi in tasca non li ha prende l’autobus, o la bicicletta, o va a piedi.
Ma neanche poi tanto, a dir la verità, prevalgono, sul resto della clientela, grazie al cielo comunque variegata, comunque popolare, comunque sempre sorprendente, di un servizio pubblico come è quello che svolge chi fa il mio mestiere.

La sistemazione del nostro posteggio all’uscita della stazione ferroviaria ha qualcosa di manicomiale, o forse di sado-maso, o forse di satanico. I clienti vengono, in realtà, abbastanza chiaramente incanalati verso la parte iniziale della nostra area. Ma già dire nostra è un eufemismo, con tutte le auto private che s’intrufolano, ad ostacolare un’ordinata ed efficiente attività di caricamento di masse improvvise di persone non sempre sveglie, e dei loro bagagli.
Il bello è poi che il deflusso delle due file parallele di taxi pronti per la partenza è “agevolato” da un semaforo quasi sempre rosso: il cliente sale, il tassametro parte, il taxi no.
Finalmente si accende la freccina verde per chi deve girare a destra. Se i due capofila devono andare entrambi a sinistra, a chi sta dietro tocca comunque aspettare.
Con tempi da città sazia e disperata (secondo una vecchia e nota definizione episcopale), l’attesa della freccina verde a sinistra viene finalmente coronata da successo.
Da questo preciso momento abbiamo la bellezza di cinque secondi per toglierci dagli inghippi, cioè dal posteggio, cioè dalle balle; altrimenti, nuovo giro di giostra e altri lunghi minuti scanditi da un tassametro imperterrito e insolente.

Mi trovavo immediatamente dietro i due capofila. Una coppia, dall’aspetto un po’ maturo, fa per entrare in quello davanti a destra, e subito dopo ne esce, fra vistosi improperi dell’uomo, mentre il tassista si volta indietro, con aria (non esattamente brillante) di giustificazione verso i colleghi: “Mi è arrivata una chiamata …!”.
Potevi anche rifiutarla, benedett’uomo, penso in cuor mio, mentre faccio subito un evidente gesto di venire da me, cercando di calmare il tipo, che continua a sbraitare la propria lesa maestà in maniera teatrale, al cospetto della sua gentile signora.

Pensava di continuare la sua sceneggiata a bordo, di finire di sfogarsi assecondato da un tassista docile e condiscendente.
Ma si è dovuto ricredere, sicuramente con sorpresa.
Perchè a quel punto son venuti a me i cosiddetti “cinque minuti” di sana reazione.
E per un attimo l’ho zittito: “Ma le sembra il caso di prendersela così ? Ma cos’ha fatto di tanto grave ? Guardi che stiamo tutti lavorando, e guardi in che condizioni…” gli dico con voce dura e decisa, indicando con una mano la consueta ‘baguarre’ dello svincolo, resa particolarmente complessa da un ingorgo in pieno svolgimento appena oltre il placido semaforo.
“Andate a dirlo con il vostro sindaco” ribatte lui, che non vuole prenderla persa.
“Mah, capirei arrabbiarsi così se ci fosse arroganza o malafede, ma per un’inefficienza no, due parole di rimprovero e basta, c’è bisogno di fare una scenata così ?”
Un paio di secondi di silenzio, fermi nel caos, poi cerco di ridare anche a me stesso l’assetto consueto:
“Mi dica dove andiamo.”
Come un po’ sospettavo, la destinazione è un palazzo nobiliare in pieno centro, raggiungibile a piedi in una quindicina di minuti: personaggio del tipo “io pago e ho diritto a tutto”.
Una volta avviati, confida alla moglie, o forse un po’ anche me, o a sè stesso, che è stanco e ha un gran mal di testa.
Cerco di avere un tono tranquillo e distaccato, una volta a destinazione, ma mi resterà nel ricordo l’espressione della donna nel congedarsi, un misto di fierezza e mal celata ammirazione. E mi verrà da pensare che, probabilmente, anche lei doveva avere i suoi privatissimi conti in sospeso mai sfogati…

Come dicevo, comunque, non sono tutti così.

Ho una vaga impressione di averne già accennato, su queste pagine.
E’ un cliente abituale, chiama spesso da qualche bar e si fa riaccompagnare a casa, nel quartiere periferico e popolare del “Pilastro”, popolato da gente di tutte le etnie.
L’aspetto è di un barbone, malfermo, grosso, mal vestito; la voce inconfondibilmente roca, cavernosa, catarrosa.
Quando meno te l’aspetti fa per schiarirsi le vie respiratorie con un rantolo che sembra preludere ad una spaventosa emissione di materia organica, poi si ferma lì: ogni controllo sull’abitacolo a fine corsa ha sempre fugato le mie inquietudini.
E’ scrupoloso: una volta mi fece avvertire dalla centralinista, già al momento della chiamata, che avrei dovuto attendere sotto casa sua a fine corsa per il pagamento, salvo poi riuscire ad effettuarlo con i soldi che aveva in tasca.
Lo conosco ormai e lo tratto come un amico, con schiettezza. L’ultima volta ero interessato alla trasmissione della radio, e non mi sono sentito in dovere di particolari attenzioni; anche perchè lui era in uno stato di particolare torpore.
Ma ricordo, parecchio tempo fa, un pomeriggio silenzioso di una domenica un po’ grigia, era ancora giorno, e ci mettemmo a parlare, in pochi minuti, della vita, del suo significato, dell’esistenza di Dio, prima di lasciarlo a destinazione, all’immaginata desolazione domenicale di un piccolo e scalcinato appartamento.
Attimi di filosofia profonda ed esistenziale, condivisi con un barbone che faticava ad articolare le parole.

La crisi economica, in fondo, non colpirà particolarmente personaggi come questo, o come il femminiello.
E’, quest’ultimo, un altro cliente abituale, un giovane transessuale, dall’accento napoletano.
L’ho trasportato diverse volte, in passato, in compagnia di una donna, conciata in maniera vistosa e volgare, che parlava con lui lo stesso dialetto.
Negli ultimi tempi, invece, ha chiamato da solo.
Ha uno sguardo dolce e una pettinatura da ragazzina, e un tono estremamente condiscendente, da cagnetto bastonato.

L’altra notte, intorno all’una e mezza, si è fatto accompagnare ed aspettare un paio di minuti in via della Manifattura, sede di traffici loschi di ogni genere.
Mi ha detto che potevo aspettarlo sulla strada principale, e ha voluto assolutamente anticiparmi dieci euro prima dell’attesa.
Quando è risalito si è sfogato un po’ contro quei brutti individui lì intorno.
Poi mi ha detto che il mio lavoro dev’essere molto pericoloso, e che io gli sembravo una persona onesta e che non sarebbe giusto se incontrassi dei malintenzionati.
Al di là di quel suo tono caratteristico di sottomissione, non percepivo in lui secondi fini troppo evidenti.
Gli avevo detto che ero a fine servizio e che ero stanco, dopo molte ore alla guida.
Sotto casa sua, nel salutare, mi ha chiesto se stessi per rincasare anch’io, e forse quella è stata l’unica velata, timida proposta che ha voluto lanciarmi.
L’ho visto avviarsi verso il suo portone, un paio di jeans sulle sue gambe magre da ragazzo, un fragile corpo inadeguato al fardello di antico e devastante dolore che gli ho immaginato addosso.

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Foto iniziale da:

http://www.lessicodemocratico.ilcannocchiale.it/?yy=2008&mm=9&r=78891

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9 risposte a Gli agiati, gli emarginati

  1. ReAnto(Antonio) ha detto:

    Sono belli questi raccconti. Ciao Franz

  2. myrta09 ha detto:

    Mi sono commossa pensando ai due “sfigati” della storia, persone che già sono fuori da una normalità, sempre peggiore. Abbi pazienza , ma ultumamnete sono diventata psicolabile, mi commuovo spesso. Myrta

    • Franz ha detto:

      Sapere di aver suscitato qualche emozione è per me la miglior ricompensa.
      Ma, altrettanto, sapere che in giro ci sono ancora persone così sensibili e …psicolabili come te.

  3. filippo b. ha detto:

    Grazie della corsa Franz. Salire sulla tua Cometa ed inoltrarsi tra i suoi passeggeri è un vero piacere.

  4. Lorena ha detto:

    Francesco carissimo in questo clima economico e politico la differenza tra agiati ed emarginati si fa sempre più marcata. Il bombardamento a senso unico è continuo, con tutti i mezzi possibili che hanno a disposizione per farci credere quello che vogliono. Ma noi dobbiamo resistere e restare uniti, non dobbiamo ascoltarli, non dobbiamo farci prendere dal loro vortice di falsità ed ipocrisie. E’ vero soldi in tasca se ne hanno sempre meno ed ognuno arranca come può tirando in tutto quello che è extra – taxi compreso -. I disagi e i nervosismi ai posteggi, li devi mettere nella lista dei contro del tuo lavoro anche se una volta passati lasciano l’amaro in bocca. Sui semafori ti racconto questa: percorrendo la via Tibaldi per venire qui in Fioravanti ho due semafori poco distanti da superare ebbene non fa in tempo a diventare uno rosso che lo diventa pure l’altro. Ho chiesto lumi ai miei colleghi della centrale semaforica se allungavano i tempi del verde di uno dei due e mi hanno risposto che non è possibile perché le strade che incrociano sono più importanti, morale uno dei due semafori sono “costretta” a oltrepassarlo col rosso. Ogni avventura da taxi-driver sui personaggi che carichi sia gli habitué che i nuovi è sempre uno spasso gentile e soave leggere come ne parli. Mio caro, ammiro la dolcezza e la tenerezza di come descrivi il “femminiello”. A volte me ne hai parlato a voce, ma ora descrivendolo, capisco la profondità di quel “cliente abituale”…di quell’esistenza così ai margini della società. Un personaggio, però con dei valori come l’onestà che ha visto in te un “amico di cui potersi fidare” se non di più, per quella timida avance… E tu a sua volta, in quel popolo notturno che trasporti, hai capito di non aver nulla da temere da lui, anche se ti porta in luoghi loschi per i suoi traffici. Un abbraccio di buon venerdì. Lorena :-D.wordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      Ho notato da tempo che, fra i vari generi di queste pagine, i “racconti di bordo” sono quelli che riscuotono maggior interesse. Non mi meraviglia: l’osservatorio sulla ‘realtà vera’ a disposizione di un tassista è un patrimonio non comune, che è giusto e piacevole cercare di condividere.
      Una buona settimana a te !

      • filippo b. ha detto:

        forse perchè i “racconti di bordo” appassionano anche te, e ti coinvolgono. E questa tua passione la trasmetti a noi lettori.
        Detta così è un niente, ma dietro riesco ad intravedere una grande anima, intenta ai suoi percorsi ed attenta al giostrarsi della commedia umana.
        saluti

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