Oltre la città

piattelledit

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Vorrei potermi alzare di buon mattino, sazio di sonno profondo; fare una leggera colazione, indossare pantaloncini e maglietta, e andare a correre nella campagna quieta ma già accesa da un sole primaverile, e respirare a pieni polmoni l’aria ancora fresca.
Chissà se un giorno lo farò; non si può avere tutto: finchè continuo a coricarmi poco prima dell’alba, il mio mattino corrisponde al pomeriggio degli altri.

Erano quasi le tre, ieri, più tardi che mai, quando ho deciso di non desistere dall’allenamento infrasettimanale, che è una delle poche occasioni per lasciarmi colpire, quasi attraversare, quasi possedere, dalla luce del sole.
Un reportage fotografico mal si concilia con la continuità di un allenamento di corsa podistica: rinuncio a prendere con me la macchina fotografica.

E un po’ mi dispiace, non appena scorgo le prime distese di un verde intenso, inebriante, quasi ipnotizzante, dei campi di grano, quelle più chiare dei prati e di tutte le altre coltivazioni, che, con la loro urlata bellezza, rendono grazie a questa luce solare un po’ stemperata ma così diffusa e fluente e invadente, per tutte le abbondanti piogge cadute nelle scorse settimane e lungo un grigio, aspro, difficile inverno.

Zona di confine, non più città, ma neanche aperta campagna; come dire, tessuto connettivo fra la metropoli e i suoi primi satelliti.
E il mio consueto itinerario, ogni volta che può, si immerge fra i campi, per poi adattarsi a fiancheggiare edifici privati e pubblici sparsi qua e là, di generi davvero svariati: l’impianto di tiro al piattello echeggiante di spari, il parco del ristorante dei laghetti, con la piscina di superficie e la pista per le fragorose automobiline a motore telecomandate, poi il maneggio con i cavalli, sempre fermi, statuari, come per antica saggezza, con qualsiasi tempo e stagione, poi ancora l’immensa area di prati rasati del Golf-club, poi una chiesetta, poi un’area di rimessaggio di camper e roulotte, una villa con i pannelli solari sul tetto, infine una piccolissima zona artigianale.

Chi sarà, nel pieno pomeriggio di un giovedì (vabbè è quello che precede la Pasqua ma pur sempre un giovedì feriale), che passa il tempo a distruggere dei piattelli con spari di fucile che echeggiano spesso fino a casa mia e oltre.
E la stessa cosa mi chiederò degli uomini intenti alla manutenzione o ai giri di pista delle piccole Ferrari con l’antenna, o dei distinti signori che prendono a mazzate delle palline e poi le vanno a cercare trascinandosi un carrello per dei chilometri di immensi prati bisognosi di continua manutenzione e irrigazione.
Tempi strani; tempi, dicono, di crisi.
Quella vera ha ancora da venire, mi verrà da pensare.

Appena superato l’impianto di tiro a volo, incrocio una signora che ormai conosco. Fra i sessanta e i settanta, intenta a passeggiare di buon’andatura, indossa sempre abiti molto colorati: oggi ha un golfino di un intenso color ciclamino. Ci riconosciamo e salutiamo con gran sorrisi: a volte ci scambiamo al volo una frase. Non ha l’accento di queste parti. La sua cortesia fa trapelare un animo molto dolce e mi mette di buon umore.

Poi è la volta dell’immancabile uomo delle palle. Anche questo sembra impossibile: c’è chi istituzionalmente passa le ore a cercare, sul ciglio delle strade che fiancheggiano i campi da golf, le palline smarrite per qualche tiro maldestro. Evidentemente c’è un ritorno economico. E’ probabilmente un pensionato, con bici al seguito, brusco e scostante come lo sanno essere spesso, per ignoranza o diffidenza, molti contadini delle nostre campagne.

Ora prendo a sinistra il sentiero che continua a fiancheggiare le piste da golf: da qui entrare sarebbe facile, ed hanno messo dei cartelli “Attenzione, pericolo: campi di golf”. Appena oltre il cartello, due giocatori, di abbigliamento sportivo molto ricercato, stanno camminando, è la parte preponderante della loro attività, evidentemente …ignari del pericolo. O forse sono loro, il pericolo.
Stento a reprimere in me un senso di disprezzo misto a tristezza per questi riccastri che vanno a passare così i pomeriggi, magari a bordo di un Suv, magari convinti di dedicarsi ad uno sport ecologico. Sì, decido, sono loro, il pericolo.

Per distrazione sbaglio un bivio e vado a finire sulla San Vitale: basta poco a incontrare nuovamente i rumori e lo straniamento delle automobili e degli autotreni che sfrecciano. Se non altro, la densità abitativa propria di quasi tutta l’Italia settentrionale non permette di smarrirsi sul serio.

Sulla via del ritorno incontro due cani a passeggio, entrambi privi di guinzaglio.
La padrona del primo, una giovane attraente quanto sfuggente, appena mi sente arrivare si affretta a legarlo.

Il secondo mi si fa incontro: è piccoletto ma minaccioso. Il suo padrone è a bordo di un trattore e gli intima invano di fermarsi.
Per disinnescare il pericolo mi fermo io, poi mi chino e allungo affettuosamente una mano.
Il cagnetto l’annusa qualche secondo, poi scodinzola un attimo e si allontana tranquillizzato, nel pomeriggio assolato di un giovedì di Pasqua.

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N.B.: Nella giornata di venerdì 10 aprile, questo blog offre, con un simbolico segno cromatico, la sua piccola adesione al lutto nazionale per la tragedia dell’Abruzzo.

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Immagine da:
http://www.iltiro.com/tiroavolo/tiroavolo.php?sez_tiroavolo=elica&manifestazione=campionato_italiano_elica_2008&id=888

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8 risposte a Oltre la città

  1. Giovanna Amoroso ha detto:

    Una bella passeggiata in campagna…

    L’odore dell’erba fresca,
    il ronzio di un’ape,
    il fruscio dell’acqua che scorre lenta da un piccolo ruscello…

    Ricordi lontani…

    Tanta voglia di partire!

    Baci
    Giovanna

  2. superfragilistic ha detto:

    La campagna, volti conosciuti di gente di cui non conosci il nome , che però ami incontrare e salutare, dei cani che ti annusano e poi ti sandinzòlano , tutte cose che possono riempire di senso una giornata anonima e qualunque. Buona Pasqua Franz e che tu sia sereno e in pace con te stesso e con il mondo . Super

    • Franz ha detto:

      Serenità, pace… Coltiviamole, diffondiamole: ce n’è sempre un inesauribile bisogno.
      E tu sei sicuramente una grande operatrice di pace, oltre che una super-amica.
      Ricambio di cuore gli auguri, ancora una volta.

  3. Mizar ha detto:

    Per ragione che ben conosci non capito spesso dalle tue parti, ma ammetto con piacere che leggerti è sempre piacevole. Scrivi con grande semplicità, a differenza di me ad esempio che nei miei racconti ricerco le frasi giuste e le forme più adatte… un quadretto davvero facilemente immaginabile. Buon inizio di settimana Franz… corta per fortuna 🙂

    • Franz ha detto:

      Grazie dei complimenti, e, se significherà per te minor oppressione dal lavoro, ti auguro di passare di qua, così come negli altri tuoi siti preferiti, molto spesso.
      Buona settimana a te, mio caro amico.

  4. myrta09 ha detto:

    Se ti consola ho il rumore dei piattelli centrati anche nelle sere d’esate, quanto ai cani giusto l’altro giono ho incontrato una Zecca…e non posso nemmeno pensare di avere l’aria pulita con l’inceneritore!!! Però passano poche macchine. Poi sono pigra e non vado a spasso. Sigh! Devo ricominciare. Ciao Myrtawordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      Mi viene da pensare che gli spari che si sentono talvolta da te siano gli stessi che si sentono talvolta qui da me. Il suono di una campana forse sarebbe più poetico, ma ugualmente, se così fosse, darebbero un senso di vicinanza logistica, fisica, piuttosto strano da rilevare in questo “non luogo” della Rete.
      Una sana camminata, di tanto in tanto (ma allontanandoti dai forni crematori del “rusco”) è un’attività che ti consiglio di cuore.
      Ciao Myrta, un grazie, e una buona settimana a te!

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