Pranzo di Natale

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Se, come mi sembra di ricordare, la tradizione del pranzo natalizio al ristorante a tu per tu con mio fratello Davide risale all’anno in cui anche nostro padre ci lasciò, quella di ieri dovrebbe essere stata la venticinquesima edizione, insomma quella d’argento.
Ci sono altre occasioni d’incontro, con frequenza variabile nel corso dell’anno e degli anni, ma quella natalizia resta convenzionalmente quella cardinale per un nostro scambio di opinioni, catalizzato dalla quieta sacralità della circostanza, e che spazia, per parafrasare il sottotitolo di questo blog, ‘fra l’intimista e il filosofico’.
Da Vilma, alla Borgatella, a due passi da casa mia, abbiamo poi trovato negli ultimi anni il nostro ambiente ideale, per qualità della cucina, raffinatezza discreta ma senza troppe pretese del locale, e prezzo.

Ormai quasi completamente convertito all’alimentazione vegetariana, addento con trasgressiva voluttà l’antipasto di ottimi affettati già presenti sul nostro tavolino.
E, prima ancora di assaggiare gli irrinunciabili tortellini in brodo, la conversazione è già decollata, sullo spunto di una mia confidenza:
“Ho riallacciato i rapporti, tramite email,” gli racconto, “con Leonardo, un mio vecchio collega informatico padovano, al ritmo di una sola lettera all’anno, in occasione delle feste.
E’ un seguace della meditazione, e mi dice che attinge saggezza sia dalla cultura vedica, indiana, che dalla pratica taoista, cinese.
E nella mail dell’anno scorso mi aveva inviato una frase, scritta da un saggio indiano in un volumetto, che non ho ancora comprato ma prima o poi lo farò, che ha rappresentato per me una vera e propria stella polare nei primi mesi di quest’anno, sai quanto difficili siano stati per me.
Proprio nei giorni in cui mi sembrava di navigare a vista, senza riuscire a intravvedere una razionale via d’uscita dalla situazione in cui mi ritrovavo, mi sono aggrappato forte e lasciato sostenere da quella breve frase”.
Davide mi ascolta con pieno interesse, e io cerco di riferirgliene il senso, se non le precise parole, cosa che invece posso fare ora, quanto meno trascrivendo la versione che me ne diede Leonardo in quella mail:

In conclusione ha ragione Deepak Chopra quando, nel suo meraviglioso volumetto “Le sette leggi spirituali del successo”, dice che cio’ che accade a chi si pone in armonia con le leggi della natura (io pratico la meditazione dal 1976) e’ sempre positivo e utile per lo sviluppo spirituale e il benessere materiale.

A questo punto una premessa, del tutto superflua nella conversazione con mio fratello, si rende qui necessaria.
Nè io nè lui abbiamo mai praticato la meditazione, infatti, eppure sentiamo del tutto nostra e condivisibile quella posizione di ‘armonia con le leggi della natura’.
Ciò non deriva da una vaga posizione ideologica o filosofica, ma dal particolare cammino psicologico che in anni ormai molto remoti entrambi intraprendemmo grazie alla conoscenza, che per lui fu anche amicizia e stretto rapporto, con un altro saggio, nostrano, veneto per la precisione, un piccolo grande saggio sconosciuto ai più, che curiosamente di cognome fa proprio Saggin, e di nome Mario.
Conservo ancora un suo manualetto dattiloscritto, intitolato “Io e la realtà”, che vidi nascere: ne ascoltai dei passi appena scritti che lui ci lesse in un incontro per verificarne l’efficacia; e che non credo sia mai stato pubblicato.

Ci vorrebbero molti post, se non la lettura integrale di quel manualetto, per spiegarne il contenuto; ma anzi neanche quello potrebbe servire appieno, perché non è un trattato filosofico o psicologico in senso stretto, ma il racconto di alcune intuizioni, e di un metodo abbastanza semplice da lui sviluppato per riacquistare, ristabilire, un equilibrio interiore e delle innate capacità profonde generalmente sopite o soffocate, così che il racconto del cammino effettuato assume echi di straordinaria veridicità solo a chi a sua volta faccia sue quelle intuizioni e intraprenda quel cammino.

Tuttavia, per non sembrare troppo esoterico, per non mostrare l’altezzosità insopportabile di un iniziato, farò un piccolo sforzo di sintesi per spiegare meglio in poche frasi quelle intuizioni.
Ciascuno di noi, dunque, è dotato di un nucleo di personalità profondo, di un motore innato destinato a fare crescere e germogliare in un modo del tutto specifico, tramite l’interazione con l’ambiente, quell’unico esemplare di creatura che siamo programmati, quasi geneticamente, ad essere.
Questo nucleo si esprime continuamente, ma sottovoce, sovrastato dalla parte cosciente e controllata dell’io, oltre che dalle abitudini automatiche.
Imparare ad ascoltarlo, e a ristabilire un colloquio produttivo fra l’io ‘cosciente’ e questo io ‘profondo’, comporta un certo esercizio, e anche un certo prezzo di dolore, perchè, nel farlo, emergono aspetti della propria personalità, e ricordi, soffocati perché vissuti come pericolosi, ma che sono parte integrante, imprescindibile della nostra personalità e di come si è fin qui sviluppata.
Una volta ristabilita la capacità di ascoltare la parte più profonda del nostro io, avremo a disposizione una guida non certo infallibile, ma estremamente più ricca e capace di quello che non potrebbe fare da sola la nostra coscienza.

Ecco, tornando ai nostri tortellini, che Davide trova buoni ma non abbastanza bollenti, e alla nostra conversazione, questi concetti sono fra noi un patrimonio comune che basta un semplice accenno per rievocare.

“Nella mail che mi ha scritto qualche giorno fa,” soggiungo, “Leonardo cerca di mettere nuova carne al fuoco, come per stimolarmi a compiere nuovi passi sulla via della conoscenza.
Cita alcune frasi non facilissime, ma che mi sembra spostino il piano del discorso, da quello per noi abituale della realizzazione, dello sviluppo personale tramite l’interazione con l’ambiente, a quello dell’intreccio del nostro piano esistenziale con quello della casualità, della rete degli eventi, che dunque non sarebbe neutra, ma in qualche modo plasmabile, in vista di un’armoniosa e corretta realizzazione della nostra esistenza. Per cui, alla fine, nulla può avvenire di negativo per chi riesce a porsi in questo stato di armonia con la realtà”.
“Dunque un approccio metafisico”, sintetizza abilmente mio fratello.
“Credo di sì, comunque, se ti fa piacere, ti trascriverò ed invierò quelle frasi, così magari mi darai una mano a decifrarle”.
“Certo, molto volentieri”.

Ecco, ho pensato oggi di pubblicarle sul blog, qui di seguito, al termine di quanto raccontato fin qui del nostro pranzo natalizio, sperando che possano essere un utile stimolo di riflessione, se non di cammino, non solo a noi due.
Trascrivo dunque le frasi in oggetto da quella mail:

Deepak Chopra: Tutto ciò che esiste intorno a noi e la nostra stessa esistenza è il frutto di una fitta e complessa rete di coincidenze. Ma la verità è che nessuna di queste coincidenze è puro caso. Niente è isolato o indipendente e la sincronicità degli eventi, la loro orchestrazione è il risultato di una consapevolezza non locale. Quando riusciamo a stare attenti al significato reale degli eventi, riusciamo allora a muoverci nei livelli più alti della consapevolezza. Coltivare la sincronicità vuol dire essere cosciente di quanto la nostra intenzione possa contribuire all’attivazione degli archetipi, ossia al SincroDestino. Con archetipi intendo delle concentrazioni di energia fisica che esistono potenzialmente fino a quando non vengono attivati da una situazione esterna o nella vita mentale, conscia o inconscia, di una persona. L’intenzione consapevole può attivare gli archetipi e generare forze a catena che intervengono sugli eventi spazio-temporali, sul nostro corpo, sulle relazioni e le circostanze.

Ti potra’ sembrare stravagante! Chopra non inventa nulla, lui e’ un grandissimo interprete e divulgatore della scienza vedica. Mi assumo la responsabilita’ di affermare che, a conferma questi concetti, ho sperimentato che cio’ che io desidero veramente, si realizza, naturalmente con i tempi che la natura impone. In altre parole posso affermare che, da anni, le mie scelte sono “giuste” e le conseguenze di queste scelte lo dimostrano.

Mentre il cameriere ci porta a raffica i secondi di carne, fettine di vitello al tartufo, morbidissimo guanciale di maiale, cotechino con puré, e fra un bicchiere e l’altro di ottimo Sangiovese, ci guardiamo intorno.
Alle spalle di Davide c’è un nutrito gruppo di uomini e donne e bambini di colore, dall’accento francese, un po’ chiassosi, vestiti all’occidentale con molta eleganza; il solo capotavola ha la pelle bianchissima e parla con un accento indecifrabile.
Accanto a noi, invece, una lunga tavolata di un gruppo familiare allargato, di origine certamente nostrana.
Li osserviamo; nessuna particolare allegria o piacere della condivisione e della festa traspare dal loro atteggiamento.
Ringraziamo il cielo di essere da soli, a parlare indisturbati delle cose che più ci stanno a cuore.
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Immagine tratta da http://www.lospicchiodaglio.it/index.php?sez=ricette&azione=scheda&elemento=224

Informazioni su Franz

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26 risposte a Pranzo di Natale

  1. ReAnto ha detto:

    BUON DUEMILADIECI a te e a Lorena!!

    • Franz ha detto:

      Ricambio tanti auguri sinceri a te, caro Re.
      Per quanto riguarda Lorena, ormai non ci frequentiamo più, ma credo che li leggerà di persona su queste righe, e vedrai che non mancherà di ringraziarti.

  2. silvanascricci ha detto:

    Che dici te li faccio sul post di natale gli auguri di buon anno?
    Ma sì dai!!!!

    Auguri davvero, con affetto e simpatia

    Silvana

    • Franz ha detto:

      Grazie cara Silvana,
      hai fatto bene ad anticipare di qualche ora la mezzanotte, quando come al solito in Piazza bruceranno il vecchione: non vorrei che ‘sta volta toccasse a me finire sul rogo… 😯
      Un brindisi e un bacione affettuoso.

  3. arthur ha detto:

    Ci siamo conosciuti casualmente, ti ho commentato forse una volta sola, ma ti leggo spesso tra gli amici che frequento anch’io e allora, dopo tutta ‘sta manfrina… Buon 2010, sereno, gioioso, l’augurio di un anno che porti con se le cose che più d’ogni altro desideri.

    • Franz ha detto:

      Grazie carissimo Arthur. Fra le cose che desidero c’è anche poter dedicare più attenzione a persone di grande valore e sensibilità, come te.
      Auguri di cuore, a te e a chi vuoi bene !

  4. Giovanna Amoroso ha detto:

    Con la speranza che il 2010 porti pace, amore, serenità, gioia… e tante altre cose belle, ti auguro: BUON ANNO!!!

    Giovanna

  5. alanford50 ha detto:

    Caro Franz, BUON 2010……………ciaoooo neh!

  6. silvanascricci ha detto:

    Adesso ci penso io ad abbassare il livello di questo post molto bello ed interessante.
    Io a natale ho parlato di cose futili, a parte qualche battibecco politico tra mio marito e mia zia, ho mangiato tortellini, zampone e tutti gli annessi e connessi emiliani; ed ho pure giocato a “bestia” con i fagioli al posto dei soldi.
    Tutt’altra musica, in effetti.
    Ciao
    Silvana

    • Franz ha detto:

      Le tradizioni gastronomiche, come i tortellini e lo zampone (o il cotechino) sembrano resistere senza difficoltà; quella invece dell’uso ludico dei fagioli (“fiches” del gioco a carte o ancor più tipicamente segnalini per le cartelle della tombola) temo sia in via d’estinzione, e mi fa piacere conoscere l’esistenza di oasi di protezione…

      Ciao, Silvana, e una buona fine anni-zero a te !

  7. ReAnto ha detto:

    Basta cibo, per favore..

  8. missss ha detto:

    Sono riuscita a leggere tutto il post (non ho problemi di lettura, questo no, è una questione di tempo e di pazienza e tante altre cose) contenta di questo sono venuta nei commenti per complimentarmi (??=$%!) e mi sono caduti gli occhi….. questi no proprio no ehhhhh
    baci mississimi

    • Franz ha detto:

      Cara Miss, devo dunque ringraziare questi tempi un po’ dilatati dalle feste, se hai affrontato fino in fondo uno dei miei post più impegnativi, almeno come argomenti.
      Come i tuoi occhi hanno intravisto, sei attesa ora a prove ancora più difficili… 😉
      (ma anche no !)

      Bacissimi di fine anni-zero.

  9. alanford50 ha detto:

    Caro Franz, hai ragione a dire “Che gelo” in fondo il mio animo se pensa al futuro dell’uomo lo immagina come una immane landa gelata, senza calore e senza vita e senza qualsiasi cosa che possa rappresentare e richiamare il senso dell’amore.

    Tu stesso ammetti che non vedi altro che una realtà in cui ogni giorno di più vengono calpestate libertà e giustizia, e una realtà mondiale di corsa collettiva verso l’autodistruzione, ovviamente esistono (per fortuna) esempi di persone che vanno controcorrente e che sono capaci di vivere e pensare in un modo diametralmente opposto a quello delle masse, questo lo so anche io, ed anche io riesco a riconoscere anche a me stesso che si tratta non solo di una fortuna per il genere umano, ma sicuramente un ipotetico esempio che tutti dovrebbero (e qui il condizionale è d’obbligo) seguire, ma la realtà, fredda crudele come solo lei sa essere ci insegna che una rondine non fa assolutamente primavera, ed in questo senso io ho il calore ed il cuore di saper godere di quella rondine che mi allieta il cuore ed il vivere, ma so che non significa la primavera, quindi dipende di cosa si vuole parlare se della rondine o della primavera, perché le prospettive sono decisamente diverse e contrastanti.

    Convengo con te ed in certe proporzioni condivido il tuo pensiero “Ciò non toglie che trovo nel coinvolgimento, nella comunicazione, nell’ideale, nella speranza, nella condivisione, nell’esperienza artistica, quanto di meglio possa offrirmi la vita” resta solo da stabilire quale collocazione gli si vuole attribuire (rondine o primavera, tanto per capirci), condivido sicuramente anche il senso di conoscenza e relativa gratitudine e riconoscenza verso chi mi ha portato a poter vivere una vita così vivibile ed in fondo assolutamente bella, specialmente anche nei confronti di moltissime persone contemporanee meno fortunate di me che tuttora vivono in situazioni decisamente più disagiate di me, anche io so riconoscere ed essere grato a chi in passato è stato così lungimirante ed idealista ed è stato capace di perseguire i suoi sogni, sogni che ci hanno portato ad essere quello che noi oggi siamo, però vedi qui risalta fuori il tarlo che tarla, tutto questo dire mi porta ad ammettere che i miglioramenti ci sono assolutamente stai, ma solo ed unicamente per quel che riguarda la difficoltà del vivere, io sono arciconvinto che invece l’uomo non è migliorato e che nelle dovute proporzioni continua ad essere sempre quello che era, non è migliorato per nulla, la prova è che se qualcuno prova a toccare una parte di quei beni che ci sentiamo di avere conquistato, torniamo a tirare fuori la bestia che è in noi e che vive in noi dai secoli dei secoli.

    Circa l’aprirmi alla speranza nel prossimo, non credo sia molto possibile, ma posso dire con assoluta certezza che quello che non potrò mai riconoscere alla massa di esseri umani lo so e riesco benissimo a riconoscerlo al singolo individuo, anche se questo non mi cambia la visione di massima, perché come ho detto prima una rondine non fa primavera, ma anche io nonostante il mio gelo, so godere della visione e delle sensazioni piacevoli che mi vengono regalate da quella bellissima rondine che vola solitaria nell’immenso cielo azzurro, anche se so che non mi cambierà il vivere.

    Ti saluto anche io con calore e sincera ed autentica amicizia che non è mai troppa, sapere che ci sono singole rondini che volano nel cielo allieta e da sollievo al vivere, anche ad uno gelido come me, quindi ti lascio con il mio classico ciaooo neh!

    • Franz ha detto:

      In questi termini, caro Alan, mi è molto più facile essere d’accordo con te, anche se continuo a prediligere la ‘piazza’ a quel ‘fiume’, dove abitualmente ti piace stare seduto in immobile osservazione.
      Ma forse è solo questione di anni: anch’io, fra cinque, ne compirò novecentonovantanove, come te, e allora magari avrò cambiato gusti.
      Una cosa però vorrei ancora ribattere: il nostro prossimo è fatto di singole persone, e per questo molto più ricco di possibili sorprese, e dunque molto più degno di interesse, di quella ‘massa’, o volgo profano, di cui tutt’al più ci tocca subire le scelte, ad esempio quando porta al governo per tre volte, e nemmeno consecutive, un delinquentello corruttore e alleato con la mafia, e tutti i mostri striscianti del suo bestiario.
      Infine una precisazione, relativa al finale della mia replica precedente: “ti saluto con amicizia e calore autentico (forse un po’ troppo, penserai…)”. Sono convinto anch’io che l’amicizia non sia mai troppa; il mio ‘troppo’ si riferiva autoironicamente al ‘calore’ e ai suoi eccessi, da me forse manifestati nelle frasi che precedevano.

      Bye bye, neh.

      • alanford50 ha detto:

        Mio caro Franz, mi dispiace per te, ma se tu fra cinque anni compirai i fatidici 999 anni, io al 31 c.m. compio gli anni e non so ancora bene se ne aggiungo 1 solo o subito decisamente altri 9, insomma sono irraggiungibbbbbbile, ahahah.

        Purtroppo la massa condiziona inesorabilmente il potere dei singoli senza potere, non c’è storia….

        Avevo compreso bene il senso del calore e del forse un po’ troppo, quindi no problem.

        Ari ciaooo neh! e un serenissimo 2010.

        • Franz ha detto:

          999 + 9 = 1008, ma, secondo alcune teorie della blogosfera:
          999 + 9 = 9999.
          Comunque sia, fin d’ora tanti auguroni di buon anno, decennio, millennio !!!

  10. alanford50 ha detto:

    Ari ciao Franz;
    Hai ragione il ragionamento mi stimola e mi piace molto, però ci tengo a dire che il mio non è un cammino di saggezza o per lo meno non l’ho mai vissuto in questo senso e con queste intenzioni, si tratta unicamente dell’unico modo in cui so vivere la mia vita, mi viene unicamente e naturalmente così, non saprei come altro viverla, il mio non è un atteggiamento volto raggiungere un risultato, ma unicamente a vivere il mio quotidiano nell’unico modo che sono capace e che concepisco.
    Circa la diffidenza nei confronti dell’insegnamento esistenziale, direi che è una concausa con il mio essere naturalmente così e come ho detto prima non frutto di uno studio e quindi di atteggiamenti e pensieri studiati e miranti a chissà quali obbiettivi, la riprova sta nel fatto che come ho detto ho scelto esattamente il contrario, ossia l’isolarmi dove, come e quando mi è possibile dal resto dell’umanità, entità nella quale non credo e con la quale non c’è quasi nessuna possibilità di un dialogo costruttivo e con la possibilità di un riscontro effettivo e comune di pensieri e di modi di vivere, in parole povere io non credo nella gente (intesa come massa) io non credo in suo miglioramento o nella possibilità di un suo futuro migliore rispetto a quelli che la storia ci ha tramandato, sono politicamente neutrale anche se con una lieve tendenza verso il sociale, dal punto di vista religioso sono assolutamente un convinto ateo, anche se una parte di me quella più irrazionale lascia un piccolo spazio ad una speranza assurda che esista veramente qualcosa di superiore che ridoni un senso a tutto quello che conosco che di senso proprio non ne ha alcuno, senza dover cadere nell’utopia della più assurda delle utopie.

    L’esperienza di altri non mi può agevolare, perché non è la mia, perché non potrò mai comprendere fino in fondo quali meccanismi hanno generato quelle esperienze, quindi dovrei arrivare a fidarmi di quello che le persone cercano di vendermi e io non mi fido mai di nessuno, specialmente la dove si parli e si tocchino discorsi di questo genere, io non credo in nessuna forma di Dio di Messia come posso arrivare a credere in una persona che non conosco e di cui non so assolutamente nulla, ma soprattutto se non mi fido e non credo in eventuali concetti espressi o svenduti come tali da un qualsiasi Dio, come posso pensare di credere alle parole di un qualsiasi uomo, sapendo che l’uomo per mille esigenze ha mentito per tutta la sua esistenza, io posso credere in quello che l’uomo dice di se in relazione ad una esperienza valida unicamente per se, quindi che non potrà mai diventare mia in quanto valida unicamente per lui, questo mi consente di poter per esempio condividere l’esperienza dei blog e dei suoi contenuti, questa consapevolezza mi permette di scrivere e di dare il giusto peso alle parole altrui qui sui blog, in quanto io non voglio ne vendere nulla di mio ne comprare nulla dell’altrui, io scrivo per me stesso e rispondo nei vari commenti con una parte di me stesso ma senza la pur minima volontà di prevalere o di far valere quello che dico, mi limito a dirlo, tutto qui.

    Se io accettassi di prendere in considerazione il pensiero di una qualsiasi persona che si passa per portatore di esempi di saggezza lo porrei su di un piedistallo che sicuramente non sono disposto a concedergli, proprio perché non l’ho potuto fare con nessuno, ne con nessun Dio, Profeta, Saggio, quindi credo che quello che quell’ipotetica persona potrebbe darmi è nullo, per me inconsistente e non mi servirebbe in quanto non parte di me, del mio vissuto e del mio costruito, in pratica sarebbe come leggere un romanzo, ed io detesto i romanzi.

    In fondo la religione cattolica per esempio, cito lei in quanto l’unica che in qualche modo mi abbia toccato in gioventù, mi ha sempre parlato e riempito di mille parabole atte ad indirizzare il cammino di chi ascolta, ebbene sapere cosa ha fatto un certo Gesù 2000 anni fa (ma anche se fosse stato solo ieri) non mi ha cambiato assolutamente il vivere e non mi ha insegnato ne dato proprio nulla, forse perché tutti questi discorsi partono e vertono sempre su di un discorso che riconduce ad un atto di fede, ed io non ne sono capace, non sono mai riuscito a fare mio tutto quello che viene richiesto per accettare un atto di fede, forse l’arcano sta proprio qui, io sono assolutamente senza il senso di fede, qualunque essa sia o a qualunque cosa faccia riferimento, io sono un uomo senza il concetto di fede.

    Sicuramente gli auguri per il nuovo anno avremo modo di farceli ancora, anche perché il ripeterli come giustamente dici tu “non guastant” .

    Ciaooo neh!

    • Franz ha detto:

      Una cosmogonia all’insegna della diffidenza e dell’incomunicabilità, fra un’umanità sorretta da un individualismo generalizzato da ‘homo homini lupus’, senza spazio significativo per la comunicazione artistica, quanto meno quella narrativa, del romanzo, che dunque giungi a ‘detestare’; un mondo senza possibilità di redenzione o di progresso. Fondamentalmente senza amore.
      Che gelo, mio caro Alan !!!

      A scanso di equivoci, premetto che neanch’io credo in alcun Dio o entità trascendente, e che anch’io, e penso tutte le persone dotate di sufficiente informazione e raziocinio, sono costretto ad osservare una realtà nazionale in cui ogni giorno di più vengono calpestate libertà e giustizia, e una realtà mondiale di corsa collettiva verso l’autodistruzione.
      Ciò non toglie che trovo nel coinvolgimento, nella comunicazione, nell’ideale, nella speranza, nella condivisione, nell’esperienza artistica, quanto di meglio possa offrirmi la vita, e un doveroso atteggiamento di riconoscenza verso chi, nel corso dei secoli, si è speso con generosità per un progresso autentico che, pur contrastato dalla brama distruttrice di molti, ci dona una qualità di vita non confrontabile con quella delle generazioni precedenti.
      Vivo molto più a lungo e mi alimento molto meglio di tanti predecessori.
      Se mi fratturo una gamba, dopo due mesi posso andare a correre.
      Se scrivo un post sul mio blog, dopo pochi minuti qualcuno l’ha già letto, e magari commentato.
      Di tutto ciò, e di tanto altro, credo di dover ringraziare l’idealismo e la capacità visionaria di chi si è speso per il progresso, credendo nell’uomo e nella comunicazione.

      Ti auguro di cuore di aprirti a qualche barlume di speranza nel prossimo, e sono certo che la tua compagna possa indicartene la strada: qualsiasi donna è portata biologicamente a donare vita, e, stante anche la minor propensione del genere femminile per la fredda razionalità, difficilmente giungerebbe a una visione del mondo raggelante come quella che hai appena dichiarato.
      E infine, se può servire, ti saluto con amicizia e calore autentico (forse un po’ troppo, penserai…).

  11. Giovanna Amoroso ha detto:

    Un caro abbraccio in questi giorni di festa forse troppo “frenetici” e troppo poco “intimistici”…

    Un bacio
    Giovanna

    • Franz ha detto:

      In effetti c’è un abisso di distanza, fra la povertà della mangiatoia di Betlemme e il lusso sfarzoso dei centri commerciali sfavillanti di luci, e …la lussuria sfacciata di certe ‘Babbe Natale’ della pubblicità !
      Per fortuna, quando i preparativi frenetici lasciano il posto alle feste vere, ci può essere qualche occasione di quiete ed intimità familiare più autentica.

      Ciao Giovanna, …abbraccio e bacio ricambiati di cuore.

  12. alanford50 ha detto:

    Ciao Franz,
    Archiviato per fortuna il natale, passo ora a farti i miei migliori auguri di buon anno, in attesa della beata Epifania che tutte le feste finalmente si porta via…

    Il contenuto di questo tuo post per certi versi mi ha molto colpito, precisamente perché la filosofa di cui fai cenno è da sempre il mio modo di essere e di pormi con tutto quello che mi circonda, mi ritrovo totalmente ed esattamente con le parole che tu hai scritto, ossia sono fermamente convinto che noi siamo il frutto dell’interazione con l’ambiente, condivido assolutamente che quel nucleo che è dentro di noi si esprime continuamente, ma sottovoce, sovrastato dalla parte cosciente e controllata del nostro io, oltre che dalle abitudini automatiche, sono assolutamente d’accordo che imparare ad ascoltarlo, e a ristabilire un colloquio produttivo fra l’io ‘cosciente’ e questo io ‘profondo’, comporta un certo esercizio, e anche un certo prezzo di dolore da pagare, perché parte integrante di quello che siamo stati, che siamo e che diventeremo, sono più che convinto che occorra però una capacità per ascoltare quella parte più profonda del nostro io, perché per farlo, nuovamente bisogna farsi carico di decisioni che richiedono una dose di accettazione e anche di sofferenza, ho sempre avuto l’onestà intellettuale di riconoscermi la non infallibilità, l’unica differenza che riscontro tra il mio modus vivendi e quello da te descritto è che io attribuisco a quella voce profonda del io profondo il nome di “Coscienza” mentre il pensiero da te espresso lo scinde su strati diversi.

    Io non saprei dire se il mio modo di vivere è giusto oppure no, ma è sempre stato assolutamente e naturalmente così, ma è un camminare una strada solitaria, perché generalmente incompreso e inascoltato, troppo diverso dal modo di vivere del quotidiano della massa, che preferisce dare ascolta unicamente a quello che gli appaga l’immediato, mentre per parlare con quell’omino che è dentro ad ognuno di noi, occorre tempo, capacità,pazienza,ONESTA’, e predisposizione a sopportare il dolore della rinuncia a molte cose, compreso il sentirsi parte di una comunità di esseri pensanti incapaci di utilizzare il cervello per vivere il meglio di se, io ho avuto la fortuna di trovare una compagna che condivide anche i medesimi modi di vedere e di vivere la vita, ma siamo stati costretti a farci da parte, a sederci in riva al nostro sacro fiume a guardare i cadaveri dell’umanità passare tra i flutti della corrente impetuosa, siamo stati costretti per onestà a farci da parte ovviamente dove ci è stato possibile, per non negarci il sopravvivere in un mondo che non ci appartiene, che gioca un gioco che noi non comprendiamo ne approviamo e che non siamo disposti ad accettare, quindi ci siamo messi da parte, ma la cosa non ci è costata molta fatica, se non nel dover rinunciare ad una serie di affetti tutto sommato non fondamentali, per non cedere all’ipocrisia.

    Come ti ho scritto il nostro non è stato un percorso filosofico vissuto consapevolmente, ma unicamente il nostro normale porci verso la vita seguendo il nostro modo di essere, quindi diventa chiaro anche perché rifuggiamo chiunque cerchi di portarci la propria verità, io e la mia compagna di vita accettiamo unicamente il nostro e proprio modo di pensare e di vivere, nessun prete, nessun santone nessun Dio, nessuno potrà mai regalarci la propria verità, perché non sarà mai la nostra, e non è per supponenza , così per reciprocità verso gli altri non ho mai cercato di vendere il mio modo di vedere e di pensare come verità assoluta da seguire, al limite posso illustrarla in taluni e sporadici casi, ma generalmente specifico sempre che è una verità valida unicamente ed assolutamente per me e per nessun altro al mondo, in questo senso diffido anche di qualsiasi libro o libretto altrui, perché tanto il contenuto non potrà mai essere ne diventare il mio pensiero, parlando per me, posso affermare che solo io ed il mio “io” aggiunto a quello che la vita mi porterà ad affrontare potrà scrivere il mio libretto filosofico personale.
    Mi sono salvato questo tuo post così me lo rileggerò con calma, come sai io amo scrivere di getto e questo mi può portare a delle conclusioni non sempre corrette e coerenti con il tema proposto, comunque a chiusa di questo mio logorroico scritto mi complimento ancora per questo tuo post, e ti rinnovo l’augurio di un nuovo anno sereno. Buon 2010.

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    • Franz ha detto:

      Sapevo che l’argomento ti avrebbe assai stimolato, e non stento a credere quanto mi dici sul tuo personale cammino di saggezza: in fondo, a tale qualità possiamo dare tutte le etichette, i nomi e i percorsi che vogliamo, ma quella è e quella resta, in tutta la sua preziosità.

      Mi limito a controbattere solo un paio di punti, in cui ti ho percepito un po’ troppo negativo.
      Il primo è la diffidenza nei confronti dell’insegnamento esistenziale, vuoi tramite contatto di persona, vuoi mediato dalla parola scritta.
      Da quanto mi dici, tu hai avuto la capacità e la fortuna di percorrere con successo un cammino del tutto solitario, se escludiamo la tua compagna di viaggio. Ma perché non ammettere che l’esperienza di altri, soprattutto se maturata e tramandata e arricchita nel corso di molte generazioni, non possa agevolare, magari anche in grande misura, il proprio percorso ?

      Il secondo è la diffidenza nei confronti del prossimo. Sono d’accordo con te che gran parte delle persone che ci stanno intorno tendano a sfuggire da tematiche di sviluppo personale, e che la superficialità conosca una grande diffusione (sicuramente aiutata dal potere mediatico); a volte alla superficialità poi vediamo sommarsi la grettezza, la meschinità, l’egoismo, la violenza, e chi più ne ha più ne metta. Ciò non toglie che, una volta abituatisi necessariamente a questo stato di cose, un atteggiamento di interesse verso il prossimo può sempre riservare delle sorprese, in quanto ciascuno è portatore di una sua propria verità, il più delle volte, e ciascuno è un potenziale collaboratore, sia pure in maniera e quantità diverse, per una migliore riuscita e qualità della nostra vita.
      Se non fosse così, non avrebbe senso neanche scrivere frasi su un blog e intrattenere rapporti di scambio e di amicizia con i propri lettori, più o meno fissi od occasionali.

      Grazie, caro Alan del consueto ricco contributo di dibattito, e grazie dei complimenti e degli auguri, che ricambio.
      Penso che avremo modo di farceli ancora, in vista del nuovo anno, comunque, ‘repetita iuvant’ e soprattutto, se si tratta di auguri …”non guastant” !

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