Sogno di una notte di mezzo inverno

.

.

Lunedì 28 dicembre, dopo l’ora di cena, la città, battuta da una pioggia fredda e intermittente, fu vittima di una specie di collasso cardio-circolatorio, causato con tutta probabilità dall’overdose di movimento febbrile e convulso che l’aveva animata, sempre più con l’avvicinarsi del Natale, e poi durante i tre giorni festivi consecutivi appena terminati.
L’aspetto fiabesco, incantato, che inoltre le aveva dato la neve fino a pochi giorni prima, si era sciolto molto in fretta, proprio come il ghiaccio, che aveva lasciato il posto a un altro tipo di gelo, quello di un inverno ritrovato in tutta la sua capacità di mortificare, di avvilire, di rattristare l’effigie ora spettrale di una città che le luminarie accese non facevano che amplificare, con il loro effetto quasi provocatorio di meccanico straniamento, di disumana alterità.

Sembra un destino, o forse sono io che me lo vado a cercare, ma quando le condizioni di lavoro sono così proibitive, finisco sempre per infossarmi nel posteggio di Piazza Malpighi, che pure di solito è uno dei più generosi, quanto a occasioni di nuove corse.
Da un’infinità di minuti ero lì, davanti, un solo taxi di un collega dietro di me, i fanali e le luci dell’abitacolo spente, chiuse anche le pagine del libro che svogliatamente leggo di tanto in tanto, molto a rilento.
Mogio, intorpidito, curvo, triste, stanco, mentre la pioggia sul parabrezza rendeva ancor più irreale e irraggiungibile il mondo circostante.
Una specie di torpore, forse benefico o forse malefico, sembrava volersi impossessare dei miei pensieri.

“Francesco !”
Mi riscuoto.
“Francesco !”, e mi fa segno, con decisione, di abbassare il finestrino.
Un’altra auto bianca mi è inaspettatamente a fianco ed è una collega, una giovane donna che non mi sembra di aver mai visto prima, a chiamarmi per nome, evento quanto mai imprevedibile.
Con la faccia che tradisce un misto di sorpresa e diffidenza, eseguo il comando, poi la guardo qualche secondo e non trovo di meglio che dirle, a mezza voce, “Ciao”.
“Francesco, lo so che non ti ricordi di me, non ci si vede mai. Ma dammi retta. Parcheggia.”
“Come parcheggia, sono qui da oltre mezz’ora”.
“Dammi retta, fidati”, e stringe gli occhi in un mezzo sorriso, su un volto quasi da bambina, i capelli chiari tirati su in una strana pettinatura da ragazza alternativa-a-tutti-i-costi. Mi immagino il suo corpo bersagliato da tatuaggi e piercing come, in questa notte di fine dicembre, il tetto della Cavallona dalla fredda pioggia intermittente.
“Ma devo spostarmi in fondo, per parcheggiare, e lasciare la pole position al collega”.
“Si capisce, le regole le conosco anch’io, bello mio”.
Anche un po’ sfottente, la ragazza; non c’è più rispetto a questo mondo.
Ma, per strano che possa sembrare a ripensarci, eseguo anche questo suo secondo imperioso comando.

Durante la manovra di sorpasso a rovescio nei confronti del collega dietro, che scorgo ancora più sorpreso di me, vedo arretrare pure lei, la giovane taxi driver punk, con la sua vettura, che resta così affiancata alla mia.
La guardo, con le dita mi fa il segno di girare la chiavetta e spegnere il motore.
E poi di salire da lei.
Mi sento fastidiosamente quasi in sua balia; capisco che se non mi avesse trovato così intorpidito avrei mostrato un po’ più di carattere. Ma ormai sono in ballo, e salgo, e mi accomodo accanto a lei.
Torna a fare quel sorrisetto, e mi prende delicatamente le mani fra le sue, sono gradevolmente tiepide. Ed è calda anche la sua espressione, un po’ divertita, che lascia finalmente intravvedere un po’ di dolcezza.

“Mi chiamo Christine, lo so che non lo sai”.
“Ciao Christine”, la guardo un po’ stravolto, lasciando che mi tenga ancora le mani, in quel piacevole contatto più sorprendente che provocante.
Poi le stacca, per orientare il nostro video terminale, il cosiddetto ‘Go-box’, un po’ anche verso di me.
“Qual è il tuo codice ?”, mi fa.
“Duecentonovanta”, rispondo ormai del tutto succube.
La vedo digitare con cura, sul video ‘touch-screen’, zero, due, nove, zero.
“Cosa vuoi fare, lavorare al posto mio ?”.
“Ma no, cosa dici. E’ che voglio mostrarti una cosa che ho scoperto, una funzionalità strana di questi maledetti aggeggi”.
In qualche modo fa comparire una videata che chiede data e ora.
E senza che io le dica niente, vedo che digita: “1 gennaio 2000″ nella data, e lascia tutti zero nelle ore e minuti.
Mi guarda un attimo, come una bambina al culmine del divertimento, gira decisamente il video verso di me, mi fa: “Buona visione!”, e poi appoggia la punta dell’indice sul tasto OK.

La videata scompare.
“Non si vede niente”.
“Hai ragione, aspetta che aumento la luminosità, dev’essere un interno”.
Effettuata l’operazione, torna a girare il video verso di me, e ad osservarmi divertita.
Trasalgo, un tuffo al cuore.
“Siamo nel duemilaaa !” rivedo e risento Simona Ventura gridare forte dal video della mia tv nel soggiorno della vecchia casa.
E mi rivedo, seduto su una poltroncina a due metri dalla tv, completamente da solo, mentre la luce del teleschermo fa brillare due lacrime di commozione che solcano il mio viso, a quell’annuncio dirompente, epocale, definitivo, eppure gioioso.
“Mio Dio !”, esclamo senza fiato.
Vorrei vedere meglio quel mio volto, scorgere quanti capelli grigi e quante piccole rughe in meno lo connotavano dieci anni fa, prima che cambiassi lavoro, che ritornassi a vivere nella mia città, che cambiassi casa, che vedessi nascere e morire due volte il rapporto di coppia più impegnativo della mia vita, e prima che cominciassi anche a dedicare tante e tante ore al mio diario telematico, …giusto per sintetizzare alcuni ‘piccoli’ aspetti di questo mio ultimo decennio.
“Avevi la lacrima facile già allora”, sussurra irriverente Christine.
Poi gira imperiosamente il video verso di sé: “Vediamo se ti commuoverai anche fra tre notti”.
Richiama la videata precedente, e modifica solo una cifra, da 2000 a 2010, e digita OK.
“Uhm, sembri un po’ assorto questa volta, ma sempre da solo, neh. Sembra che non cerchi altro dalla vita, tu”.
“Forse. Ma fa vedere”.
“Caspita, la conosco la luce di quel monitor: è il computer in camera a cui sto attaccato ore e ore tutti i giorni.
E quello sono io, e manco devo essermi accorto che è scoccata la mezzanotte di Capodanno, intento come sono a digitare. Che impressione, mio Dio.
E adesso cosa sto facendo ?”.
Mi osservo abbandonare la tastiera, afferrare il telefonino, leggere un sms, sorridere, poi digitare ed inviare una risposta.
Non si riesce a interpretare, sul minuscolo video dell’apparecchio telefonico, chi mi ha mandato gli auguri poco dopo la mezzanotte: “Scommetto che sono stati, anzi che saranno, Luisa e Giancarlo. Altri amici devono averlo già fatto, altri lo faranno durante la giornata: beh, non manca poi molto a scoprire se ho indovinato”.
“Eh, proprio no”, mi fa Christine, felice come una pasqua.
Poi, sempre più impetuosa, mi strappa letteralmente i comandi, cioè gira a sé il video.

Ho un improvviso presentimento, riguardo alla sua prossima mossa, che mi riempie di spavento, ma non faccio in tempo a fermarla che quel presentimento si fa realtà: vedo l’anno della videata da 2010 diventare 2020.
Un’onda di angoscia mi invade improvvisamente, all’eventualità che appaia ora una lapide nel cimitero deserto della Certosa, con un lumino che rischiara in una fredda notte la mia fotografia.
Ma grazie al cielo non è così.
“Sembri da solo anche questa volta, ma che noia !”, fa Christine divertita.
“Fa vedere, accidenti !” e abbranco il video per orientarlo verso di me meglio che posso.

Quello sono certo io, ma c’è pochissima luce, proveniente da un’unica fonte, un grandissimo schermo all’interno di una camera che dà direttamente su un cortile, dove sono seduto ad osservare il cielo stellato sopra la linea delle colline circostanti e buie.
Sembro estremamente calmo e rilassato.
Poi, d’improvviso, mi avvio come se fossi chiamato da dentro.
Riesco a scorgere, in quel luminoso schermo gigante che copre mezza parete della stanza, un bellissimo volto di donna dai capelli neri, lisci, non troppo lunghi. Ha l’espressione rilassata anche lei, e un po’ scherzosa.
Osservo la scena col fiato sospeso.

Quand’ecco che all’improvviso, proprio sul più bello, sento echeggiare da quello stesso piccolo video terminale ‘Go-box’, un suono molto noto, e anziché l’immagine di quel mio suggestivo futuro, vedo comparire l’avviso di una nuova corsa: “Via San Felice, 11″.
Mi guardo intorno: sono seduto come sempre all’interno della Cavallona; di Christine neppure una minima traccia.
Col cuore molto turbato digito “4 minuti”.
Aziono i fari, i tergicristalli, e accendo il motore.

.

.

..

.

.

——–
Immagine iniziale tratta da: http://www.bedo.it/fotogirando/page2/&thisy=&thism=&thisd=
Immagine finale tratta da: http://holafebbre.wordpress.com/2009/03/20/fuochi-dartificio/

Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

30 risposte a Sogno di una notte di mezzo inverno

  1. Masaghepensu ha detto:

    ‘giorno Franz,
    ma lo sai che scrivi bene..? Magari lo sapessi fare anch’io. Grazie per essere passato sul mio Blog e avermi lasciato un messaggio. Ancora tanti Auguri per il 2010 a Te e alla Tue Famiglia….
    Maseghepensu (Ma se ci penso)

  2. silvanascricci ha detto:

    Bellissimo, onirico, iper reale.

  3. Giovanna Amoroso ha detto:

    Franz, sei il mio “narratore metropolitano” preferito…

    Buona serata e buon lavoro!
    Giovanna

    • Franz ha detto:

      Detto, oltre che da una cara amica, da un’appassionata di lettere ed arte come te, è un complimento molto, molto importante.

      Grazie e alla prossima !

  4. Superfragilistic ha detto:

    P.S. Per alanford: per favore lasciati andare pure tu, il tuo esasperato individualismo ( so che è la parola sbagliata ma a quest’ora non sono abbastanza lucida per trovarne un’altra ) nasconde di certo ciò che non vuoi far trapelare neanche a te stesso. Enjoy the life e soprattutto credi nel prossimo. Non sei solo Super

    • alanford50 ha detto:

      @SUPERFRAGILIST

      Ciao super, che cosa strana questo tuo intervento, proprio in una delle occasioni in cui credo di essere stato più leggero del solito, meno realista, dando ascolto ed un mio pensiero ad un sogno, per me che sono un cupo realista (pessimista per qualcuno) direi che per me è per lo meno inusuale, quindi per una volta che mi lascio andare un pochettino, mi si chiede di lasciarmi andare, come se avessi espresso pensieri cupi e severi, no mi sembra di essermi espresso in quei termini, anzi nelle risposte successive ho persino scherzato su di me, prendendomi in giro, comunque rispetto il tuo punto di vista, evidentemente mi vedi e leggi così, non posso che prenderne atto.

      Il termine individualista non è errato, per certi versi ed in certe circostanze sicuramente rispecchia quello che sono, ma posso assicurarti che non nasconde proprio nulla a nessuno,così come a me stesso, io nel bene e nel male sono così, posso piacere e posso non piacere, cosa che per altro succede per tutta una serie di motivi di cui sono ben cosciente, circa il fatto di credere nel prossimo, purtroppo una delle mie caratteristiche principali, sta proprio nel fatto di non credere in nessuno, in genere non credo nell’uomo ,se non, in pochi particolari e specifici casi.

      Ma posso rassicurarti che la cosa mi trova assolutamente sereno e tranquillo, posso capire però che a volte il mio modo di pormi possa dare ed essere fastidioso e di questo eventualmente sono sempre pronto a scusarmi, è successo in un blog di una persona che ora mi onora della sua amicizia virtuale dopo un paio di iniziali interventi di sentirmi dire che la mia “negatività” non era gradita nel suo spazio, allora in punta di piedi scusandomi me ne sono andato rispettando il suo desiderio, con questa persona ci siamo poi ritrovati molte volte in altri blog ed abbiamo imparato a capirci e conoscerci e tranquillamente ora interloquiamo usando entrambi le proprie peculiarità caratteriali e di pensiero, tutto questo per dire che non mi sento un lupo solitario frustrato cha patisce la propria condizione, io ritenendomi onesto con me stesso e con gli altri sono molto felice di essere quello che sono e di pensarla nel modo in cui la penso.

      Caro Franz, perdonami, come avrai notato il mio neurone logorroico ha preso nuovamente il sopravvento, ahahah, comunque sono felice di avere letto il punto di vista di Superfragilist nei miei confronti, e a lei mi raccomando “senza rancore ne problemi”.

      Ciaooo neh!

  5. Superfragilistic ha detto:

    Se è vero che la solitudine ha i suoi aspetti positivi, è pur vero che. almeno negli spazi che il sonno o quello stato particolare che favorisce i sogni ad occhi aperti, lascia al libero esprimersi dei desideri, può apparire il tuo essere ieri, oggi ed anche nella previsione del domani. Lascia che sia, let it be, diceva il grande John Lennon, non opporti al destino e non lottare o resistere in nome dell’ideologia. Come in un sogno, lascia da parte preconcetti o certezze assolute e lasciati andare. Un ottimo anno nuovo per te caro Franz

    • Franz ha detto:

      Cara Super, credo proprio che l’impostazione che ricevetti e feci mia, ormai tanti anni fa, di auto-ascolto ai livelli più profondi, quella che ho cercato di sintetizzare nel post precedente (“Il pranzo di Natale”), sia quanto di più lontano da ideologie, preconcetti e certezze assolute.
      Comunque accetto di buon grado la tua ulteriore sollecitazione a saper rivedere le conclusioni che il cammino fatto fin qui sembra indicarmi, insomma ad essere sempre pronto al cambiamento, ma solo quando la sua bontà sia evidente, insomma senza salti nel buio, che magari a vent’anni hanno anche senso, ma superati i cinquanta no.
      Ti ringrazio per l’atteggiamento affettuosamente Super-premuroso e per gli auguri, che ricambio ancora una volta a te e alla tua numerosa, cosmopolita e assai vitale brigata.

  6. alanford50 ha detto:

    Ciao Franz, bellissima visione/sogno la tua, che si incastra benissimo visto il periodo in cui tutti fanno i buoni proponimenti verso l’ ipotetico domani, tutti i sogni iniziano sempre da lontano e girano e girano in cerchi che man mano si stringono verso il punto focale, che io nella mia personale lettura ho interpretato nella visione della fantomatica fata Christine travestita da tua collega, tanto per non farti spaventare, e anche come segno di lungimiranza e di approvazione del tuo presente, il volerti portare a vedere in fondo al sogno un’apertura a nuovi momenti, nuovi spazi, ad uno spezzare una situazione che in qualche modo ti coccola e ti pesa contemporaneamente, insomma la visione del 2020 è molto significativa, così come lo è la visione inaspettata di quel bellissimo volto di donna dai capelli neri, lisci, non troppo lunghi.
    Perdona la presunzione del mio leggere e del mio ardire, ciaooo neh!

    • Franz ha detto:

      La saggezza dei tuoi 9999 anni appena compiuti credo che ti abbia fatto leggere molto in profondità quello che, più o meno esplicitamente, è venuto fuori da quel mio sogno.
      Alludo soprattutto all’immagine del 2020, che, per quanto appena abbozzata, anche per me vuole essere un punto di arrivo, per serenità armonia e anche realizzazione affettiva, a dispetto dell’impressione di rinuncia frustrante che potrebbe dare ad una lettura superficiale.

      Ciao, buona Befana (per te è un po’ una giovinetta), e a presto !

      • alanford50 ha detto:

        Circa il fatto che la befana per me è un po’ giovinetta, vorrà dire che il 6 gennaio la prenderò affettuosamente sulle mie nonnesche ginocchia, così come si fa giustamente con una pro,pro,pro,pro,pro,pro,pro,pro,pro,pro,pro,pro,pro,pro,pro,pro,pro,pro,pro,pro,pro,pro,pro,pro nipote…

        Ciaooo neh!

  7. No Blogger ha detto:

    tprova a trovare una bionda, bruna, rossa, dai capelli corti o lunghi o punk..una che passi dalla fantasia alla realtà..piena farcita di tortelli e di sangiovese..è l’augurio che ti faccio di cuore 🙂

    • Franz ha detto:

      Caro No Blogger, penso che una così la girerei volentieri agli amici; se vuoi, ti metto in lista ! :mrgreen:
      Auguri di cuore anche a te.

      • No Blogger ha detto:

        non mi fraintendere, caro Franz, è un augurio di trovare quella che cerchi, di qualsiasi colore abbia i capelli e che abbia il sapore della vita (“tortelli e sangiovese”) 🙂 la realtà si presenta sempre più bella della fantasia

        • Franz ha detto:

          “Trovare quella che cerchi”: in realtà non cerco proprio nessuna, ma sono cosciente che, in questo unico campo, la regola è “chi non cerca trova”…
          E’ vero poi che la realtà è sempre più ricca, se non proprio sempre più bella, della fantasia.
          Ciao !

  8. Nick ha detto:

    Che storia bellissima!
    Buon 2010 per adesso.
    Auguri a te e a tutti i tuoi fedeli lettori.

  9. missss ha detto:

    Sì devo proprio dire che anche questa volta non c’è male, complimenti!!!!
    Sto facendo le lasagne al forno, ho appena finito la besciamella, ora faccio il testo, per domani, ne vuoi? Baci missssss

  10. lagiraffa ha detto:

    I sogni sono fotografie dei nostri desideri, caro Franz, e ti auguro di realizzarli tutti, con i capelli lisci o il piercing 🙂 buon anno!

    • Franz ha detto:

      Mi fai venire in mente il finale della versione cinematografica della “Storia infinita”: Bastian, il ragazzo che senza accorgersene ha appena salvato il mondo divorato dal Nulla, è chiamato a ripopolarlo tramite i suoi sogni e le sue fantasie, quante più possibili.
      Nei suoi panni dovrei darmi da fare ad immaginare tante altre cose, e soprattutto tante altre fanciulle…

      Auguri cari di felice anno a te e a tutto ‘il Monte’, che (per chi non lo sapesse) è l’habitat di una splendida elegantissima Giraffa isolana.

  11. solindue ha detto:

    Mi piace un sacchissimo quando ci racconti le favole Franz! sapevo che sarebbe accaduto di nuovo! Sei meraviglioso!!
    Spero che le palline che ti ha regalato Babbo Natale siano ancora nella tua tasca, con dentro il pensiero dei tuoi sogni…se vuoi un 2020 diverso… basta crederci!
    Nel frattempo passeremo un 2010 assieme pieno di fuochi d’artificio…prometto! Mille abbracci

    • Franz ha detto:

      “Ohibò, ohibò !”, come direbbe un nostro comune e generoso amico.
      Anche un lupo solitario, come quello che traspare (a cadenze decennali) dal racconto, non resta certo insensibile a una prospettiva così …pirotecnica !
      Duemila abbracci a te, più altri dieci per fare conto pari.

  12. duhangst ha detto:

    Natale passato, presente e fututo, vissuto da un tassista 🙂
    Bello..
    Buon anno Franz

    • Franz ha detto:

      A dir la verità un tassista un po’ particolare, che passa più tempo davanti a teleschermi di varia natura che alla guida… 🙄
      Ancora auguroni a te, carissimo Du !

  13. myrta09 ha detto:

    Auguri per un duemilaedieci splendido. Anche io sono molto curiosa di sapre cosa accadrà in futuro. Molto bello e intenso il tuo racconto, che , al solito, fa riflettere. Ciao Riri52wordpress stats plugin

    • Franz ha detto:

      In fondo, mia cara amica, “La speranza nun costa ‘gnente”, come diceva una canzone di Edoardo Vianello e Wilma Goich.
      Auguri di cuore anche a te e ai tuoi cari.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...