Una vita da suino

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Da molte settimane si sente spesso per radio l’ultima canzone di Zucchero, intitolata ‘E’ un peccato morir’.
Come molti brani dello stesso Fornaciari, è un motivetto accattivante e un po’ ricorsivo, secondo lo stile di tanta musica popolare, ed è arrangiato con molto gusto.
E il testo?
C’è qualcosa che non mi torna, nel testo: è per questo che ho deciso di analizzarlo qui, nella piacevole virtuale compagnia degli amici di tastiera.
Andiamo a cominciare:

Gloria a te nell’aria.

Cominciamo bene. Il richiamo di questo primo verso a quel “Gloria, manchi tu nell’aria“, del vecchio successo internazionale di Umberto Tozzi, è aperto come una rosa spampanata. D’altra parte, Zucchero in passato è stato capace di plagiare niente meno che Michele Pecora (vedi qui), roba da fare impallidire Michael Jackson, se fosse ancora al mondo, e se fosse ancora nero, e se non avesse ancora messo a tacere il petulante Al Bano riconoscendogli di aver copiato la sua famosissima (???) ‘I cigni di Balakà’.
Ma andiamo avanti che siam solo all’inizio.

Quale tu sia
solo uno, solo o in compagnia,
ma è una vecchia storia:
yeh yeh è un peccato morir…

Il significato qui è un po’ più chiaro, anche se sembra che a Zucchero sfugga il fatto, abbastanza dimostrabile, che, come diceva Fabrizio De André (alla cui memoria chiedo scusa): “Quando si muore, si muore soli“. E comunque sfugge il nesso con l’iniziale invocazione alla gloria.

Gloria a te ogni volta;
siamo, saprai, figli tuoi
ma consumiamoci
uno o due alla volta,
yeh yeh, ch’è un peccato morir…

Qui è lo stesso cantautore e poeta emiliano che sembra voler sciogliere il nostro precedente dubbio, spiegandoci che cosa voleva dire: siamo figli della gloria che ci consuma fino all’estinzione, da soli o in compagnia. Maglio mettersi in fila, dunque.

Yeh…
Ha i piatti pieni a tavola
la gente nostrana, senza boria né buriana, e via…

Sì caro Zucchero, ma non vale: stavamo affrontando temi esistenziali, la vita la morte la vanità della gloria, e adesso ti metti a disquisire sulla distribuzione mondiale delle risorse?
Comunque, visto che sono emiliano anch’io, mi sento orgogliosamente a buon diritto annoverato fra la tua ‘gente nostrana’, quella cioè senza boria né buriana.
Ora che lo so mi sento più leggero, più forte, e mi consumo già un po’ meno, da solo o in compagnia.

Yeh yeh che l’anima mia
va a questa bocca di sole
che mi toglie le parole
yeh…

Bisogna ammettere la grande onestà intellettuale dello zuccheroso musicista, che coraggiosamente qui ammette di essere rimasto senza parole, cosa che giustifica un po’ i versi precedenti e successivi, anche se resta non molto chiara l’origine di questa sua afasia, causata da una ‘bocca di sole’ che ricorda tanto quei bei cerchi gialli, dalle sembianze di un volto sorridente, che rappresentano il sole nei disegni dei o per i bambini.

Gloria ai tempi d’oro;
io vi vorrei
rivedere almeno prima di
fare centouno:
yeh yeh è un peccato morir
yeh yeh yeh…

Ci siamo. Il Fornaciari rimpiange la gloria passata e vorrebbe rivederla, prima di compilare il “Modello 101”. Che peraltro non esiste più da molto tempo, ma forse non gliel’hanno detto. A meno che non voglia alludere all’età di centouno anni, essendo quella sua attuale di cinquantacinque (fra coetanei ci si intende sempre, neh Adelmo?).
Certo l’idea di un altro mezzo secolo di canzoni come questa annulla i benefici precedenti, e così riprendo a consumarmi, da solo o in compagnia.

Gloria, siamo fiori
yeh yeh yeh…
Fa’ che s’innamori!

Ma che spericolato: prima esistenziale, poi economico-sociale, ed ora sentimentale. Un vero eclettico del verso cantato!

Gloria all’uccellino;
vola da lei, io non so volare,
dille che
sei felice in mano
e che è un peccato morir…

Credo che, come per il plagio iniziale, qui siano molto ben chiari due elementi.
Innanzi tutto una pubblicità occulta all’acqua minerale, quella di Del Piero e del famoso uccellino, che molto probabilmente ha finanziato anche questa operazione.
E poi la strizzata d’occhio con la facile allusione sessuale, che di questi tempi è più che mai all’ordine del giorno.
Dunque il poeta mostra attenzione anche alla cronaca politica.

Yeh,
ai baci della luna
questa vacca di vita
che in avanti all’incontrario va…

Ecco che il poeta si fa qui ermetico, nel senso che anche la sintassi lascia un bel po’ di inquietudine, sia che si legga ‘ai baci della luna’, sia ‘ha i baci della luna’.
Comunque, prima ancora che ermetico, è uno Zucchero bucolico: dopo aver nominato i fiori e l’uccellino, è il turno della vacca, che fa la sua comparsa subito prima di una evidente citazione al treno di Paolo Conte, che, nella famosissima ‘Azzurro’, anch’esso ‘all’incontrario va’.
…Citazione?

Yeh yeh all’anima mia,
a questa bocca di sole che mi tace le parole,
yeh…

Ancora un coraggioso esame di coscienza e un’onesta ammissione. Te ne siamo grati, Vate.

Yeh yeh yeh!
Gloria, siamo fiori
yeh yeh yeh;
Fa’ che s’innamori!

E come potrebbe non innamorarsi, di un fiore così delicato e sensibile, tanto più se messaggero d’amore è niente meno che l’uccellino di Del Piero?

Gloria a te o divino
come sarà l’altra vita da suino
se sei nel mio destino
yeh yeh è un peccato morir…

Ci avviamo al finale, e come si poteva prevedere, accanto al tema bucolico che ispira l’intero brano, qui presente con l’immagine del maiale, la tematica si innalza fino al tema dell’eternità. Zucchero si mostra credente nella reincarnazione, e confida di conoscere già quella che spetterà a lui, s’intende dopo i centouno.
Credo che, peraltro, nessuno se ne possa meravigliare.

Gloria sei nell’aria
a te che fai certe cose con le cose di noi
che siamo sabbia
yeh yeh è un peccato morir…
yeh yeh che peccato morir…
yeh…

Ancora allusioni a pratiche sessuali. Eros e thànatos, siamo sabbia e in sabbia ritorneremo.
Cioè a rotolarci, nella sabbia, come dei veri maiali reincarnati.

Sì, Zucchero Fornaciari, e’ un peccato morir. Ma almeno, da maiali, poi non si possono più scrivere simili indecorose sciocchezze.
Yeh !
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———
Per ascoltare la canzone, clicca qui.
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L’immagine è una mia rielaborazione da:http://www.unafotoalgiorno.it/old/varie/musica/zucchero.php e http://www.newnotizie.it/2010/04/26/cassazione-e-reato-dare-del-maiale-ad-un-vicino/

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35 risposte a Una vita da suino

  1. Luca ha detto:

    Cher al mè Franz, la risposta an pol èsor ch’a in emiliàn. Un emilian bastàrd, ch’al pèrta da Piasènsa e an al sa miga indo’ al pod’risa rivèr.

    Mi a m’arcòrd al Delmo all’Irish Pub ed Nuv’lera soquant ann fa ch’al fèva “Donne” su ‘na dodz cordi c’l’ariss meritèda ‘n’atra forton’na. “Veh, Delmo, cola lì l’è No woman no cry…”. “Al pòl anca èsor” al rispondeva li lù e l’andeva via imbariegh com’un gozè.

    Però col ragass lì a l’eva un quèl pù ed nuetor, e quand l’è andè a sonèr a Woodstock ’94 a gh’sem’ma sintù tutt quant un po’ pù important.

    An gh’ho ètor da dir.

    At salud.

    • Franz ha detto:

      Chèr al mi Locca,
      a t’ringrazi dimondi par la to bela testimunianza.
      A t’ voi saul feret una dumandeina:
      A capess che vueter a v’si sintò tott piò impurtant, quand al Delmo l’è dguintè internaziunèl, ma dabbòn a n’pruvè brisa, adess, un puchtein ed vergagna, par totti qual furbastrarì e scupiazzameint ch’l’ha fàt in tot sti àn al voster illoster cunzittadein?

      A t’salut, Baffalmac, e a t’dmand scusa per quelcha pussebbil difficultè ed cumprensiàn, ma me a viv atais a la fruntira urientèl d’l’Emillia, e po’ la mi premma lengua l’è l’italiàn.

      • Luca ha detto:

        Anche la mia prima lingua è l’Italiano, anzi sono addirittura nato ad Ancona anche se vivo a Parma da ormai quasi 40 anni. Aver scritto il mio commento in un parmigiano leggermente ricostruito in laboratorio (anche se un mio amico parmigiano del sasso me lo ha garantito come quasi perfetto) voleva ricordare che questo disco del Delmo, che personalmente non fa perdere la cognizione neanche a me, è un delicato omaggio alla vita nelle campagne della Bassa Padana nei primi ’60, quando io dal Passetto di Ancona spiavo l’orizzonte e mi sembrava di intravvedere l’Oriente, mentre lui vivacchiava fra suini e lambrusco. Una vita che mi ha descritto per 20 anni filati quasi tutti i giorni mio suocero buonanima fino a farmela appalesare come un Paradise Lost di Giovanèn Miltoni.

        In mezzo alle consuete simpatiche scopiazzature (che come io per primo ricordo partono da lontanissimo) c’è a mio parere un’energia e una genuinità che in una attempata rockstar lasciano piacevolmente stupiti gli ascoltatori.

        Quanto alla semplicità dei testi, spesso riempiti anche con deliziose onomatopee anglo-reggiane come “Dai d’illusi smammai” (Dune mosse), sono i testi elementari del bluesman.

        Quanto poi all’esserci sentiti tutti più importanti, era una battuta autoironica. Nel ’94 il gruppo di balordoni ventenni dell’Irish Pub si era da tempo sciolto, specie dopo la morte di Augusto Daolio e l’imborghesimento di Beppe Carletti, ed il locale accoglieva acrobatiche performances dei Modena City Ramblers con fans della generazione successiva.

        Quindi il testo di “E’ un peccato morir” mi sembra naif e non sciocco. E voler rivedere una persona cara prima di fare 101 (cioè passare a miglior vita) non mi sembra qualcosa che meriti degli strali velenosamente sarcastici.

        Oh, se vuoi, te la ritraduco in parmigiano stretto….

    • Franz ha detto:

      Ammetto che qualche dubbio, e in fondo la speranza, di non aver capito, e quindi di aver ingenerosamente e ingiustamente attaccato un testo “naïf e non sciocco”, mi ha suscitato la tua appassionata e articolata arringa difensiva.
      Ma alla fine continua a prevalere in me l’opinione che, non so gli altri testi del disco, ma, questo, di una furbata a buon mercato e senza valore si tratti, come peraltro, accanto a chi dice di non averci capito niente, mi sembra sia la stessa opinione di diverse amiche e amici commentatori del post.
      Certo, ora mi hai chiarito che “fare centouno” è un colorito termine di derivazione dialettale, ma, a parte che non mi sembra che parli di persone care quanto di una generica gloria passata, una citazione dal dialetto così solitaria nel testo non può essere compresa, a meno che non lo sia anche quel “senza boria né buriana”, ma ne dubito assai.
      E non mi convince neanche il tuo appello all’elementarità del linguaggio di un bluesman, perchè quello che manca qui è secondo me la sincerità dell’ispirazione; c’è sulla piazza un altro nostro rappresentante che (sì, d’accordo non è un bluesman ma un cantautore), tratta i suoi milioni di affezionati con molta più serietà, e penso che lo apprezzi anche tu, dato che hai intitolato con un suo verso l’ultimo post del tuo blog.

      Ho da ridire anche sull’imborghesimento che attribuisci ai Nomadi dopo la scomparsa di Augusto: mi sembra che il livello dei testi, con Beppe Carletti, non si sia allontanato da quello stesso genere di generico impegno sociale ma di facile impatto e scarsa elaborazione.

      Infine sul dialetto: il bolognese che ho cercato di usare nella risposta precedente non è uscito “da un laboratorio”, ma sono andato ad orecchio, cercando di limare il più possibile, ma non negandomi termini che so non diffusi in regione (brisa, atais). Qualsiasi cultore o anche solo conoscitore vero del dialetto vi troverebbe comunque e certamente valanghe di imprecisioni ed errori.

      Un saluto e ancora grazie per la bella discussione.

    • Luca ha detto:

      Mi rendo conto che i commenti in dialetto possono essere poco comprensibili dai non autoctoni (e sicuramente il parmigiano è molto più lontano dal tosco-italiano del romanesco e degli stessi dialetti veneti), inoltre l’indulgere ad espressioni vernacolari può sembrare un modo di contestare implicitamente le celebrazioni in corso per il 150° della tanto sospirata unità, o addirittura (orrore!) può far nascere sospetti di simpatie leghiste. Procedo quindi, sia pur tardivamente, ad una traduzione in lingua del mio commento del 9 febbraio u. s.:

      Cher al mè Franz, la risposta an pol èsor ch’a in emiliàn. Un emilian bastàrd, ch’al pèrta da Piasènsa e an al sa miga indo’ al pod’risa rivèr.

      Gentile sig. Francesco, vengo a Lei con codesta risposta al suo esimio post, compulsata in un ipotetico dialetto emiliano. Un emiliano di paternità incerta, che si aggira sperduto lungo la Via Emilia partendo da Piacenza, sbaglia strada e finisce a Forte dei Marmi dove viene arrestato per vagabondaggio e ubriachezza molesta.

      Mi a m’arcòrd al Delmo all’Irish Pub ed Nuv’lera soquant ann fa ch’al fèva “Donne” su ‘na dodz cordi c’l’ariss meritèda ‘n’atra forton’na. “Veh, Delmo, cola lì l’è No woman no cry…”. “Al pòl anca èsor” al rispondeva li lù e l’andeva via imbariegh com’un gozè.

      Mi sovviene memoria del sunnominato Fornaciari Adelmo all’Irish Pub di Novellara un imprecisato numero di anni fa (perchè mai, nella zona di produzione del Parmigiano-Reggiano, questo concetto venga tradotto con “soquant”, quando in realtà nessuno ricorda la quantità esatta, sfugge alla Nostra comprensione) che eseguiva un’allora inedita “Donne” su una chitarra a 12 corde che sosteneva di aver proditoriamente sottratto a Bo Diddley. “Attenzione, Adelmo – lo ammonivano gli avventori del locale – il tuo pur gradevole pezzo è la copia carbone di un ben noto hit di Bob Marley”. “Non confermo e non smentisco” biascicava lui leggermente alterato dalle abbondanti libagioni nonostante fossero solo le 12.15.

      Però col ragass lì a l’eva un quèl pù ed nuetor, e quand l’è andè a sonèr a Woodstock ’94 a’s sem’ma sintù tutt quant un po’ pù important.

      Però il Fornaciari esibiva un talento fuori dal comune, e quando ha suonato a Woodstock ’94 concludendo con un indecoroso plagio dei Santana ci siamo commossi fino alle lacrime.

      An gh’ho ètor da dir.

      Non mi sovviene nessun’altra argomentazione.

      At salud.

      Distinti saluti.

      • Franz ha detto:

        Traduzione della mia risposta:

        O mio diletto Luca,
        porgo a te sentiti voti di riconoscenza dettati dalla tua pregevole traccia.
        Mi preme solo vaghezza di porti una piccola questione:
        “Mi riesce comprensibile l’evidenza che voi abbiate provato una diffusa e generalizzata sensazione di rilevanza, quando Adelmo ha conseguito visibilità planetaria, ma, allo stato dei fatti, davvero non avvertite un pizzico di onta, per quell’insieme di operazioni astute e rifacimenti plagiati di cui si è macchiato nel contempo il vostro esimio rappresentante locale?”
        Ti siano graditi i miei ossequi, o Buffalmacco, nonché le mie sentite scuse per una tua lettura irta di eventuali ostacoli, tuttavia la mia ubicazione è vicina al limitare d’Oriente della regione emiliana, e a ciò si aggiunga l’essere la mia modesta persona di madre lingua italica.

        • Luca ha detto:

          E con questo riallineamento con la gloriosa e vituperata lingua italiana (quasi tutti quelli che la parlano sembra che vogliano farle del male) la zuccherosa querelle è definitivamente chiusa. A parte che il Liga non ha mai suonato nè con Miles Davis nè con Eric Clapton…………………….

        • Franz ha detto:

          Hic terminat zuccaerosa quaestio.

  2. piumedifarfalla2 ha detto:

    In effetti nel disco il testo più bello è di Guccini, non a caso! A me Zucchero piace, anche se scopiazza qua e là. Più che i testi l’insieme, anche se in effetti alcuni sono proprio esagerati! Ciao Rita

    • Franz ha detto:

      Dopo tanti commenti concordi nello stroncare il Fornaciari, il tuo ‘mi piace’ è una voce fuori dal coro che suscita molta simpatia.
      Ho riascoltato ieri sera per radio la canzone incriminata; più che mai ho notato la cura e l’efficacia dell’arrangiamento musicale. Alcune altre canzoni in passato sono a mio parere molto riuscite, come invenzioni musicali; ma resta quella tendenza a fare il furbo “scopiazzando qua e là”, come dici tu, e un livello medio dei testi proprio inaccettabile.
      Ciao!

  3. Superfragilistic ha detto:

    Complimenti: un’analisi del testo fatta con competenza, metodo e tanta ironia che ha smontato del tutto l’indegno brano dell’assai presuntuoso quanto vacuo Fornaciari. L’uccellino catulliano poi se lo poteva risparmiare insime a tutto il resto. Un abbraccio

    • Franz ha detto:

      Grazie, cara Super.
      Mostri una grande dimestichezza con la cultura classica, nello scorgere Catullo, anzichè assai più volgarmente Del Piero, nell’uccellino che svolazza inverecondo verso la Zucchera…
      Scherzi a parte, mi conforta molto che anche una pagina tendenzialmente frivola come questa sia piaciuta, a te come agli altri consueti amici.
      Abbraccio ricambiato, ciao!

  4. milvia ha detto:

    Non ho mai avuto simpatia per Zucchero, e soprattutto, dopo aver personalmente assistito a due episodi in cui era protagonista, l’antipatia si è trasformata in disistima sia come professionista, sia come persona. Per non parlare poi di un celebre scontro con gli inviati di Striscia la notizia in cui tirò fuori il peggio di sé (roba che neanche Berlusconi…). La canzoncina di cui tu hai fatto con ironia l’analisi del testo mi sembra ben poca cosa anche a livello musicale. Fra l’altro l’introduzione mi ha ricordato una vecchia canzone fine anni ’60: C’è una strana espressione nei tuoi occhi. Ma si sa, il Fornaciari è un campione dello scippo.

    Un post diverso dai tuoi soliti… Simpatico, però. Dal titolo pensavo tu parlassi di tutt’altro. Effetto straniamento, insomma. Penso voluto.

    Buona giornata.

    Milvia

    • Franz ha detto:

      E’ vero, caspita, gli arpeggi iniziali sono identici a quelli della canzone che citi, eseguita in Italia dai ‘Rokes’, e che diede il titolo ad un mio intero post di quasi tre anni fa.
      Campione di scippo, bella definizione: altro che zucchero, “la gazza ladra” doveva farsi chiamare!
      Quanto al titolo di questo post, c’è un’allusione che risulta fin troppo evidente ai fan di Ligabue.
      Buona giornata a te, e grazie del consueto contributo!

      • Claudio ha detto:

        Scusa se mi inserisco nella discussione con notevole ritardo,ma ti vorrei segnalare che gli arpeggi iniziali sono molto simili anche a quelli di Ticket to ride(vai a risentirtela su you tube e poi mi dirai).A questo punto una domanda:viene prima la canzone dei Beatles o quella dei Rokes.

      • Franz ha detto:

        Non c’è stato bisogno di riascoltarla, carissimo, perchè mi è venuto subito in mente quell’arpeggio suonato dai Beatles.
        Ho invece cercato notizie sulla data di nascita dei due brani, e sembra siano stati incisi entrambi nel 1965.
        Ma sicuramente ambedue i gruppi avevano copiato la musica di “E’ un peccato morir”, scritta da un precoce Adelmo Fornaciari all’età di nove anni…

        Salutone, e torna presto da queste parti!

  5. amanda ha detto:

    Zucchero da una vita pesca qui, lì, là e non cita e non ringrazia coloro a cui sottrae nè vivi, nè morti
    “ e il mare impetuoso al tramonto, salì sulla luna e dietro una tendina di stelle se la …”
    è stato scritto in realtà da Piero Ciampi e solo il tribunale riuscì a rendere a Cesare ciò che era di Cesare

  6. silvanascricci ha detto:

    Ho provato a leggere il testo senza la tua spiegazione e non ho capito una cippa.
    Ho letto le tue spiegazioni, della canzone non ho capito una cippa lo stesso, èerò mi sono divertita moltissimo.
    Ciao

  7. alanford50 ha detto:

    Zucchero non fa che applicare una vecchissima e sfruttatissima regola del mondo della canzone, se la musica è bella, accattivante e soprattutto orecchiabile ci si può mettere sopra qualsiasi testo, anche senza un vero senso compiuto, prova ne è che moltissime canzoni specialmente americane di grande successo sia odierne che del passato avevano dei testi assolutamente assurdi e/o demenziali, ma complice l’inglese (da noi poco conosciuto) hanno avuto specialmente qui da noi un successo smisurato, grazie unicamente ad una buona o furbesca musica….
    Ciaooo neh!

    • Franz ha detto:

      Il problema, se così vogliamo chiamarlo, è che qui da noi (ma ovviamente non solo qui da noi) una benemerita schiera di grandissimi cantautori ci ha abituato molto bene anche sul versante testuale.
      Tuttavia c’è sempre purtroppo chi, per superficialità, si beve acriticamente dei testi come questo.
      Ciao Alan, vedo con piacere che mantieni la promessa di continuare a farmi visita!

      • alanford50 ha detto:

        Certo che mantengo la promessa, lo sai che vengo sempre molto volentieri a trovarti.

        Tornando al tema in questione, tutto questo dimostra una mia teoria che in questi ultimi tempi sembrava sorpassata, ossia io sono sempre per la musica ascoltata rispetto a quella guardata, mi riferisco al fatto che ultimamente i nuovi cantanti escono dai “talent” anzi chiamarli talent non sempre è esatto, molto spesso si tratta di veri e propri reality con tanto di regia occulta, quindi si sta tendendo a dire che la nuova musica va più vista che sentita, quindi sul palco basta essere originali e scenici più che saper cantare decentemente, certi reality vedi “Amici” di Maria De Filippi dove vale di più la musica vista, perché conta di più il litigio o il saper saltellare sul palcoscenico a discapito di chi con evidenza sa cantare e denota anni di approfondito studio di uno strumento musicale e del bel canto.
        Certo è che chi sa cantare e/o suonare, quindi chi conosce la musica ha gli strumenti in mano per avere più chances per una carriera più duratura, mentre chi sa solo fare scena è a parere mio condannato a durare tendenzialmente molto poco, con molta probabilità fino all’anno successivo quando un nuovo artista salterino prende il sopravvento.

      • Franz ha detto:

        E’ vero, i cosiddetti ‘talent show’ stanno imponendo dei gusti artificiali e dei personaggi altrettanto artificiali, che come dici tu presto vengono rimpiazzati da nuovi eroi virtuali.
        Per fortuna ci sono ancora le radio, e un sacco di solisti e gruppi emergenti interessanti, oltre a qualche conferma.

  8. solindue ha detto:

    La parte migliore?
    Yeh yeh … Yeh yeh … Yeh yeh

    Però va ammesso che è orecchiabilissima … leggendo il tuo articolo me la son canticchiata tutta!!

    Suvvia, non torturiamolo, povero zuccherino, fa solo “musica leggera”!

  9. Franz ha detto:

    Nota fondamentale!!!
    Ho scoperto da poco che la canzone è firmata anche da Pasquale Panella, il poeta-paroliere famoso soprattutto perchè subentrò a Mogol nelle collaborazioni con Lucio Battisti.
    Furono opere molto discusse, e io mi sono sempre schierato fra i non molti che le apprezzarono.
    Comunque la ricerca stilistica dei testi era indubbiamente molto raffinata, mentre qui mi sembra impossibile salvare qualcosa, in questa operazione di una evidente furbizia commerciale.

  10. duhangst ha detto:

    Ma quante volte l’hai sentita per sviscerarla in questa maniera 🙂

    • Franz ha detto:

      Alla seconda o alla terza ho avvertito i primi fastidi, insieme al piacere per il motivo e l’arrangiamento musicale. Alla decima ho cominciato a cambiare stazione ogni volta che la trasmettono (ed avviene ancora molto, molto spesso). 🙂

  11. Sara ha detto:

    Zucchero è anche molto apuano e si sente…

    • Franz ha detto:

      Leggo su Wikipedia che ha passato gli anni delle scuole medie a Forte dei Marmi e quelli delle superiori ad Avenza di Carrara. Insomma …’ha bagnato i panni in Apua’.
      Entrambi possiamo condividere da concittadini la “gloria” del poeta…

  12. Kalojannis ha detto:

    Ho sempre ritenuto l’Adelmo quantomeno sopravvalutato… wordpress stats plugin

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