Chiamata alle armi

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“Non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate.”
Tutti ricorderanno la storica frase con cui Stefania Prestigiacomo, la nostra Prestigiosa, illuminata e raffinata Ministra Prestata all’Ambiente, ha di recente mostrato il suo nobile afflato istituzionale in difesa del territorio nazionale.
Ed è probabile che chiunque legga queste righe abbia accolto senza sorpresa l’ennesima manovra degli altri mostri come lei, e del capomostro diversamente nano, che, con una spettacolare virata e l’ennesima porcheria, sono diventati antinucleristi-a-tempo, giusto quello che basta a disinnescare la temuta consultazione referendaria del 12 giugno.
Il capomostro la teme anche e soprattutto per quel terzo referendum, quello contro il legittimo impedimento, che rischierà di rivelare inoppugnabilmente quale sia la vera volontà del popolo sovrano, da lui tanto sbandierata, almeno in materia di giustizia.

Forse a molti è sfuggita, invece, la notizia che una similare bordata contro il referendum sull’acqua bene pubblico è stata sparata dai mostri e neutralizzata dal presidente Giorgio Napolitano, in uno dei suoi rari momenti di veglia al capezzale della nostra democrazia (vedi qui).
Credo che questa sia doppiamente una bella notizia, da una parte per l’insuccesso del tentativo, dall’altra perché segnala che la corte dei mostri teme anche questo secondo fronte referendario, nonostante sia privo di uno sponsor, trainante quanto involontario, quale l’incidente di Fukushima sul primo fronte.

Porcheria dopo porcheria, si rischia di assuefarsi al regime dei maiali, dimenticando, ad esempio, quell’altra spudorata decisione, di evitare la concomitanza dei referendum e della consultazione elettorale amministrativa.
Anzichè difendersi ‘nei referendum’, si difendono ‘dai referendum’, proprio come il clown di Arcore riguardo ai suoi processi.

C’è una parte della nostra popolazione, forse una quota crescente, che continua ad essere informata e a giudicare correttamente, per quello che sono, questi sistematici e spudorati giochi di regime ai danni dell’autentica libera espressione della volontà popolare.
E c’è un’altra parte della nostra popolazione, quella corresponsabile dell’attuale deriva della cosa pubblica, che continua ad essere disinformata e manovrata a piacimento dai mostri detentori del potere mediatico, e relativi servi.

La vicenda di questa campagna referendaria rappresenta una vera e propria sfida fra i due schieramenti, avvincente come le narrazioni di John Ronald Reuel Tolkien, così come di tutti gli altri più abili scrittori di storie fantastiche.
Fin dalle prime battute di questa vicenda referendaria ho avvertito il fascino e l’importanza di questa sfida e l’urgenza di schierarsi, di combattere, con le armi a disposizione della compagine dei giusti.
Vorrei riflettere qui proprio sui rispettivi arsenali.

Se oggi ci ritroviamo conciati come siamo è, in buona parte, grazie al debordante potere dei media, televisione in primis, che per lunghissimi anni hanno bombardato il cervello della nostra gente. Ecco l’arma più micidiale a disposizione dei nemici; la sua forza, dimostrata chiaramente dagli esiti politici lungo quasi due decenni, sembrerebbe inarrestabile.
Ma questa stessa aura di invincibilità, di inesorabilità, finisce per essere un’ulteriore arma del nemico: chi vede sistematicamente calpestata l’etica, l’intelligenza, il buon gusto, la razionalità, a vantaggio di una categoria di squallidi individui, rischia che la delusione si traduca in una forte prostrazione e in un senso di sconfitta a priori.
Inutile darsi da fare, da moltissimi anni i referendum non raggiungono il quorum, inutile impegnarsi per l’ennesima delusione; a maggior ragione ora che è stata annullata la spinta emotiva popolare del recente flagello nucleare giapponese.
Confesso che, benché me l’aspettassi, anch’io sono stato inevitabilmente colpito dalla bordata di questi giorni, appunto il cambio di rotta governativo sulla politica energetica. Probabilmente, prima di essa, avrei scritto questo articolo con più passione, calore ed entusiasmo. Ma l’importante è non demordere.
C’è da aspettarsi che i mostri continuino ad usare la loro principale arma per distrarre l’opinione pubblica dalla scadenza referendaria; penso che, ad esempio, in prossimità del 12 giugno possa essere sparata un’altra bomba di distrazione di massa, su tutt’altro argomento.

Che armi abbiamo, sul fronte opposto?
Innanzi tutto, almeno un paio di valorose falangi infiltrate fra le file del nemico, in grado di utilizzare le sue stesse munizioni: alludo al plotone di Michele Santoro, in primo luogo, ma anche a quello di Milena Gabanelli e ad altri.
Poi c’è la grande quantità di associazioni, partiti e movimenti che si sono schierati sul campo, alcuni con le loro robuste strutture militari, come la CGIL di Susanna Camusso.
Quando andai a Roma per la manifestazione pro-referendum del 26 marzo scorso, lasciai agli organizzatori del pullman, appunto della CGIL, il mio indirizzo di posta elettronica: da allora non c’è giorno che non riceva qualche invito a manifestazioni, cene di finanziamento e simili. C’è chi sta già dedicando molto del suo tempo a questa campagna.

Per il resto, dal punto di vista della comunicazione, le nostre armi sono immensamente più deboli, per la loro gittata e per il loro carattere orizzontale, rispetto alla capacità aeronautica dei bombardieri mediatici del nemico.
Ma pur tuttavia sono armi che vanno aumentando di importanza, grazie soprattutto alla crescente influenza di Internet: prova ne sono, oltre che vicende internazionali come l’elezione di Barack Obama e i rivolgimenti nei Paesi arabi, almeno tre episodi autenticamente clamorosi a cui abbiamo assistito qui da noi. Alludo al primo ‘No B.-day’ romano del dicembre 2009, alla memorabile serata multimediale di ‘RAI per una notte’, e alla clamorosa discesa nelle piazze del popolo delle donne, lo scorso febbraio.
In ognuno di questi episodi un fattore forse trascurato si è rivelato decisivo: il tempo. Il tam-tam è come un lievito che ha bisogno di tempi lunghi di maturazione, e ogni volta che ne sia fornito i risultati sono sorprendenti.
Nella battaglia referendaria questo fattore c’è, eccome.
Ma bisogna sfruttarlo con intelligenza.

Ogni giorno ricevo su Facebook, e spesso anche in posta elettronica, appelli al voto referendario.
Credo che, al momento, sia fatica in gran parte sprecata: ce le diciamo e ce le cantiamo fra noi.
Meglio, in questa fase, sostenere la campagna referendaria partecipando e diffondendo le iniziative pubbliche, ovvero tramite una donazione.
Bastano dieci euro per ricevere una bandiera di propaganda per il referendum sull’acqua (clicca qui). Ne ho versati trenta, pochi giorni fa; lo dico non per farmi bello ma per mettere il mio esempio a disposizione di chi legge: in particolare mi è risultato impossibile versare con lo strumento ‘Paypal’, e l’ho fatto tramite un bonifico. Non mi è ancora arrivata la bandiera, ma all’amica Milvia, evidentemente più tempestiva di me nel fare la sua donazione, è già arrivata.
Una bandiera esposta alla finestra, poi, è un altro strumento importante, una sorta di segnale a bassa frequenza, che colpisce chi è in grado di leggerne il significato e chiede di essere replicato a formare una rete di segnali.

Verrà poi la fase finale, i giorni di giugno.
Mi piace sognare piccoli aerei che sorvolano le spiagge, esponendo il messaggio di invito a partecipare, la domenica prima e la domenica stessa della consultazione.
Scendendo con i piedi per terra, invece, bisognerà che tutti i blog come questo diano un segnale visivo forte e chiaro, ma soprattutto bisognerà organizzare efficaci catene di email (molto più incisive se inviate da chi, come me, lo fa solo in occasioni rarissime) e poi, in prossimità del traguardo, anche di sms. Nonchè, allora sì, con grande insistenza, messaggi su Facebook e altre eventuali reti sociali.

La sfida è improba, come suol dirsi bisogna ‘lanciare il cuore oltre l’ostacolo’, ma, comunque vada, sarà bello ed importante aver combattuto.

Per finire, lascio la voce alle due personalità che più spesso mi piace citare in queste mie pagine, quella di Beppe Grillo e quella di Giulietto Chiesa.
La prima verte essenzialmente sul tema nucleare, ma è ugualmente interessante per la straordinaria passionalità dell’appello (e poi, non dimentichiamocelo, sarà la Corte di Cassazione a decidere, fra circa un mese, se effettuare o meno il referendum, dopo le nuove disposizioni di legge che bloccano lo sviluppo delle nuove centrali); vedi qui.
La seconda è a dir poco avvincente, per la gravità e l’importanza epocale che viene attribuita a questa occasione; vedi qui.
L’occasione di fare un piccolo, ma clamoroso sgambetto, dalle conseguenze ancor più clamorose, alla sgangherata marcia trionfale dei quattro tronfi e volgarissimi imbecilli che gravano sulla nostra povera Italia e sulle nostre povere esistenze di cittadini.
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29 risposte a Chiamata alle armi

  1. Romina ha detto:

    Sono pienamente d’accordo con quello che dici. Aggiungo poi:

    Franz@ Se oggi ci ritroviamo conciati come siamo è, in buona parte, grazie al debordante potere dei media, televisione in primis, che per lunghissimi anni hanno bombardato il cervello della nostra gente.

    Purtroppo è così, anche se tanti non vogliono sentirlo dire. La televisione, nel corso degli anni, ha (dis)educato i cittadini stimolando in essi la superficialità idiota. Ha invaso così prepotentemente la vita di molti da infondere modi di pensare e disvalori che hanno condotto, in alcuni casi, a una sorta di mutazione antropologica.
    Per fortuna esiste ancora una parte sana della società. Ma è innegabile che sia difficile far valere la propria diversità contro chi ha tanti mezzi finanziari e mediatici.

    • Franz ha detto:

      Sì, purtroppo è una lotta impari.
      Forse bisognerebbe cercare di impossessarsi, come dice Giulietto Chiesa, dei mezzi del nemico, cioè di una rete televisiva.
      In ogni caso non possiamo stancarci di combattere per la verità e per ‘restare umani’, sull’esempio ed insegnamento di Vittorio Arrigoni.

  2. alanford50 ha detto:

    Come mai, secondo te, più gli eventi sembrano portare verso situazioni inequivocabili che sembrano non poter avere che poche soluzioni inderogabili, più, tutto si ingarbuglia, come se tutti facessero in modo di non concedere mai situazioni troppo facili ed evidenti, quando sembra che qualcuno remi a nostro favore ecco che il nostro vicino e compagno per mille motivi forse anche validi si mette lui a remarci contro, riportando tutto al punto di partenza con l’aggravante di farci ritrovare sempre di più con le idee confuse? che sia forse unicamente questo l’intento di tutti, di non disperdere il torbido, perché esso ci protegge da decisioni che nessuno conosce e che nessuno molto probabilmente è in grado di prendere? se è così il mio realismo simil/pessimismo ha ben donde di esistere, altro che star lì ad aspettare il sol dell’avvenir.
    Ciaooo neh!

    • Franz ha detto:

      Credo che, a livello politico almeno, il fenomeno dei ‘rematori contro’, cioè contro soluzioni di effettivo progresso ed uscita dal degrado e dall’abominio, abbia un nome molto semplice: corruzione.
      Come ha sottolineato Giulietto Chiesa, questi referendum sono un’occasione storica per ribaltare, con una volontà popolare positiva, lo stallo di corruzione che ci attanaglia da troppo tempo.
      Un obiettivo difficilissimo, ma non irraggiungibile. Tanto più che anche un populista ignorantone come Adriano Celentano si è schierato pubblicamente (certo, se poi il molleggiato uscisse dalla sua dorata torre d’avorio e facesse un concerto gratuito per finanziare la campagna referendaria sarebbe un’altra cosa… Ma forse Claudia non vuole).

      Salutoneh!

  3. Mariolino ha detto:

    delle volte ho la sensazione di essere telecomandato e di non potere nulla nemmeno in cabina elettorale. delle volte ho la sensazione di votare ma di essere in una cabina balneare e di aver dimenticato a casa il costume da bagno.

  4. duhangst ha detto:

    Io non ce la faccio più sul serio..

  5. Sara ha detto:

    Baciotti e zampette zampette…la primavera incalza, oggi si è solo presa una tregua!
    Buona Pasqua!
    Sara

  6. alanford50 ha detto:

    Perdona l’O.T.,
    volevo solo approfittare per lasciarti i miei migliori auguri di buona Pasqua.

    Ciaooo neh!

  7. Riri52 ha detto:

    Ho scoperto grazie a te che cercavano di fare fuori anche il referendum sull’acqua: mi chiedevo infatti se lo lasciavano stare, visto che economicamente è molto importante.
    Che dire, hai ragione. Per coprire i referendum sparano “stupidaggini” ogni giorno, così i media li seguono e dei referend non ne parla nessuno. Un giochetto facile facile, ben collaudato per altro, da anni. Ci restiamo noi della rete. Vedrai che la Rete farà la sua parte e anche i cittadini che pagano ma non hanno l’acqua oppure possono scegliere quella all’arsenico. Ciao Riri52

    • Franz ha detto:

      Fra le quotidiane segnalazioni che, come dicevo, mi arrivano sul tema dalla CGIL regionale, oggi vengo informato che è tecnicamente quasi impossibile che gli annunciati nuovi tentativi di annullare, per via legislativa, anche il referendum sull’acqua possano avere successo. E’ un bluff, per poter depotenziare la campagna elettorale; stiamo in guardia e cerchiamo come possiamo di diffondere consapevolezza e convinzione.
      La battaglia è molto più aperta di quanto vorrebbero.

  8. Pufffff…… Plomb……. plafffff……… eccomi sono riapparsa e ripiombata da queste parti, contento? Ma scappo subito ehhhhh mi si chiudono gli occhi eh eh eh eh eh nottteeeee

    • Franz ha detto:

      Sempre contento di ospitare te, e soprattutto il tuoi molteplici “eh”.
      Un po’ meno che non trovi più il tempo di leggere i miei post. 😦
      Ciao, buon fine settimana pasquale!

  9. Luca ha detto:

    L’analisi che mi viene da fare di questo momento politico è fatalmente pessimista: non un pessimismo tale da sconfinare nella depressione e nella frustrazione, ma un senso di sconfitta che in questo momento è sia personale che collettivo.

    Tanto nella mia vita privata, che nello sguardo che attraverso radio, giornali e web lancio quotidianamente sul mondo e sull’Italia, vedo che tutti i valori nei quali ho creduto con un inopportuno fideismo si sono rivelati perdenti.

    E la salita al potere di Berlusconi sempre più mi sembra effetto piuttosto che causa di questa totale assoluta perdita di valori, o meglio acquisizione di disvalori.

    Circondato da leghisti xenofobi e da neofascisti scodinzolanti, Berlusconi ha progressivamente riunito intorno a sè una inquietante fotografia dell’Italia del Terzo Millennio. Potendosi tranquillamente permettere di tagliare fuori dalla sua joint venture chi non rientrava nei piani aziendali.

    Ha cavalcato con sapienza la voglia di antipolitica e di semplificazione che aveva la maggior parte degli Italiani, sdoganando appunto gli eredi del Movimento Sociale e la Lega Nord che in qualche modo, agli occhi degli Italiani disillusi ed esasperati da una politica incomprensibile e “lontana”, davano la rassicurante impressione di pseudopolitici, pseudoparlamentari, pseudoministri che parlassero un linguaggio da bar. A ben pensarci ci sono delle forti affinità con il ritratto tracciato a suo tempo da Umberto Eco nel suo saggio paradossale e semiserio “Fenomenologia di Mike Bongiorno”: in quel caso, l’identificazione del telespettatore era massima con il goffo e mediocre omarino italo-americano che faceva sentire tutti più intelligenti di lui. Nel caso di Silvio, siamo di fronte ad un personaggio televisivo tracimato nella politica, volgare approssimativo arrogante imbroglione narcisista maniaco sessuale e chi più ne ha più ne metta.

    Piace pensare (e alcuni recenti sondaggi sembrano confermarlo) che di fronte alla sua totale insipienza ed inefficienza come Presidente del Consiglio (ma lui riesce a deviare la colpa sulla ristrettezza dei suoi poteri e sull’antipatia che prova per lui quel comunista di Napolitano, come quei comunisti dei magistrati che gli stanno chiedendo conto di quella piccola parte dei suoi comportamenti esplicitamente fuori legge che le varie leggi ad personam non sono riuscite a salvare dal giudizio penale) molti suoi elettori si siano stancati. Ma il mio timore è che chi lo ha votato sia pronto a rivotarlo, perché il PdL più che un partito è l’incrocio tra un fan club ed una associazione di tifosi: come la Roma, Silvio non si discute si ama.

    Del resto, in questi casi si può serenamente rispolverare il motto “L’ottimismo della volontà contro il pessimismo della ragione”, a torto attribuito a Bettino Craxi, che si era limitato a riciclarlo senza citare la fonte, che è leggermente più attendibile di lui trattandosi di Gramsci morto in galera e non in un dorato esilio nordafricano.

    Ma anche molti esponenti dell’odierna sinistra dovrebbero rileggere Gramsci, non tanto alla ricerca di folgoranti citazioni (di cui pure la sua scrittura è generosa dispensatrice) ma per riflettere su come Gramsci trattava il concetto di “prassi” ma soprattutto il banale ma importantissimo aggettivo “popolare”. Perchè in una beffarda e grottesca nemesi, una enorme fetta di popolo italiano oggi si identifica più facilmente in Berlusconi che nei leaders magniloquenti della sinistra.

    • Condivido appieno!!!!!
      (comodo così ehhhhh lasciare tutto il lavoro sporco agli altri!)

      • Luca ha detto:

        Cara Miss, ti invierò allora quanto prima una versione economica dell’opera omnia di Gramsci, così ti acculturi ulteriormente e magari non guardi più L’Isola.

      • Franz ha detto:

        Meritoria ma inutile intenzione, caro Luca.
        Sicuramente la Miss sottoscriverebbe anche quella senza averla letta, esattamente come questo mio post e questo tuo commento, e continuerebbe a riposarsi, dalle sue fatiche lavorative, abbeverandosi ad invitanti fonti avvelenate…

    • Franz ha detto:

      Ti esorto caldamente a rispolverare, anche solo un po’, quei tuoi valori ed entusiasmi giovanili: l’esempio luminoso di Vittorio Arrigoni e di tanti come lui ci dice che la fiamma della passione ideale non si è spenta.
      E nello stesso tempo non bisogna lasciarsi convincere dalle chimere berlusconiane. Certo, l’attuale disgustoso regime è causa ed effetto insieme, del degrado delle coscienze, ma è lontanissimo dal vero che quel nanetto abbia la maggioranza dei consensi politici dell’elettorato (e tanto meno, su scala nazionale, i buzzurri leghisti); non lo è mai stato e ora meno che mai.
      Invito te, e chiunque legga queste parole, a visionare quest’ultimo ‘messaggio del giovedì’ di Giulietto Chiesa, e ad allearti con sana passione ad una battaglia da lui stesso definita come la più importante da molti anni in qua.

      • Luca ha detto:

        Berlusconi in quanto tale non ha con sè “la maggior parte degli Italiani” come ama dare ad intendere: ma ha saputo coagulare con diabolico ingegno una consorteria di quelle “truppe cammellate” di cui tu e Chiesa parlate (e ben a ragione) pescando proprio in quei due partiti che, senza la sua mano tesa, difficilmente avrebbero potuto dire la loro a livello nazionale.

        Una alternativa di destra moderata e moderna, che poco meno di un anno fa Fini aveva proposto con coerenza e (lo ammetto) destando se non la mia simpatia (sarebbe stato decisamente troppo) ma una benevola curiosità, sta incontrando non poche difficoltà. L’alternativa di sinistra è, e lo sappiamo benissimo, a metà del guado perché, con una metafora calcistica, può contare solo su delle avventurose ripartenze stile “palla lunga e pedalare”: non sa parlare al popolo dai tempi di Berlinguer, e questa è una colpa gravissima. Non sa più usare un linguaggio antico per paura di essere bollata come “comunista”, ma a parte le interessanti fiammate di Veltroni 2007-2008 e il simpatico “fuoco amico” di Renzi non trova un linguaggio adeguato e comprensibile.

        Aggiungo un dato storicamente obiettivo ed inquietante: tra il 2001 e il 2006 il centro-sinistra aveva vinto quasi tutte le scadenze elettorali intermedie; tra il 2008 e il 2011 ha collezionato sconfitte.

        Questo è il cupo pessimismo della ragione: c’è una dinamica ma scarna intellighenzia che le sta studiando tutte per rendere la vita dura al Caimano (mi fa perfino un po’ sorridere il bonario e anzianotto Chiesa che invita ad “assediare il Parlamento”) e una triste massa di quegli indifferenti contro cui si scagliava a suo tempo Gramsci a cui Berlusconi non fa nè caldo nè freddo, e poi comunque la maggioranza relativa dei votanti che si riconosce in lui. Quanti amandolo o quanti turandosi il naso? Probabilmente rispetto ai tempi della DC, della quale il PdL ha sostanzialmente preso il posto su un piano quanto meno simbolico, di “innamorati” dello Psicopatico di Arcore ce ne sono parecchi di più di quanti non fossero innamorati di Fanfani, Andreotti o Forlani.

        Perchè in passato si votava per la DC per convenienza o esplicito tornaconto (i voti di scambio diffusi non solo al Sud); oggi si vota per Berlusconi perché è simpatico, divertente e quando parla si capisce quel che dice (facendo un titanico sforzo per entrare nel sistema cognitivo distorto e mostruoso dei suoi estimatori).

        L’ottimismo della volontà è un po’ difficile da accendere per chi, in questi ultimi anni, ha fatto uno spietato inventario della sua vita riconoscendo la sua totale inconciliabilità con il mondo del Terzo Millennio: la voglia è più quella di cercare di scendere dal treno che di cercare di dirottarlo. Se poi vedi che un blog in cui le tue idee potrebbero ancora contare qualcosa (dato che nella vita reale le tue opinioni non solo contano zero ma sono divertito oggetto di lazzi e cachinni, e meno male che non c’è più quella buonanima di tua madre a guardarti scuotendo la testa e dicendo “Ma sei ancora di sinistra?”) è frequentato da 4-5 persone al massimo facendolo assomigliare ad un barettino di periferia dove avventori un po’ avvinazzati sognano inopinatamente di cambiare il mondo, che dire?

        Chiudi anche quello e lasci perdere.

        Buona Pasqua.

      • Franz ha detto:

        Credo sinceramente che il tuo quadro sia viziato, pur molto comprensibilmente, anziché da ‘ottimismo della volontà’, da ‘pessimismo della delusione’.
        La compagine sociale è complessa e difficile da decifrare, ma sicuramente non immobile nelle sue tendenze.
        L’adesione allegrotta o spensierata o superficiale o corrotta o di comodo al diversamente nano penso abbia subito negli ultimi due anni un progressivo ridimensionamento.
        E’ vero che a sinistra si balbetta, che mancano progetti davvero popolari e trainanti; credo anzi, concordemente con i due citati personaggi (Grillo e Chiesa), che i problemi della attuale realtà rendano per sempre superata la dicotomia destra-sinistra, e che solo i movimenti politici guidati da loro stessi, ahimè numericamente esigui, tentino di dare risposte adeguate.
        La feccia di governo, tuttavia, è una rappresentazione tutt’altro che fedele dell’elettorato, composto anche da personalità e segmenti di tutto rilievo.
        Ma anche prescindendo da questo, con tutti i loro limiti, l’accoppiata Bersani-Di Pietro probabilmente vincerebbe le elezioni, dandoci un governo, come dicevo, ancora incapace di porsi il problema epocale della ‘fine dello sviluppo’ tradizionale, ma pur tuttavia di caratura etica non confrontabile con i mostri.
        I quali sopravvivono a sè stessi con la forza dei loro mezzi, ma con crescenti difficoltà di ogni genere.

        Per quanto riguarda le difficoltà di diffusione di un blog di qualità, ricco e approfondito come il tuo, non mi meraviglia lo scarso seguito; un’azione di stampo ‘penetrazione commerciale’, peraltro con esiti quasi sempre scarsi, è sempre più necessaria per fare sentire la propria voce, fra le troppe sul campo, ad un pubblico spesso capriccioso, spesso viziato dalla rapidità e superficialità dei social network e spesso, come la nostra cara Miss, propenso ad altre distrazioni della mente.

        Un saluto e auguri a te di buona Pasqua.

  10. milvia ha detto:

    Mi vien da dire: “obbedisco!”, giusto per stare in linea con le celebrazioni (non prive di retorica) del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia. Come sempre, Franz, la tua valutazione è rigorosa e lucida, e interessante e vincente è la strategia che proponi. Se “lanceremo il cuore oltre l’ostacolo”, non saremo dei Don Chisciotte che combattono contro i mulini a vento, ma potremo diventare dei Davide che sconfiggeranno i Golia, questi giganti menzogneri, sozzi e concentrati solo su se stessi e i loro sporchi interessi. Combattere e mettercela tutta per vincere la battaglia può essere il miglior modo (questo sì scevro da ogni retorica), per celebrare l’Unità del nostro Paese.
    Hasta la victoria siempre, comandante Franz!

    • Franz ha detto:

      Sono certo che il tuo “obbedisco!” sia molto più convinto di quello leggendario.
      Sì, il paragone con l’altrettanto leggendario duello fra Davide e Golia mi sembra molto calzante: prepariamo tutti insieme una micidiale fionda per colpire quel gigante di menzogna e abiezione (nascosto sotto l’apparenza di un nano)!

      Hasta la victoria, subcomandante Milvia!

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