La città ipnotica

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In questi giorni d’agosto la città è strana, come fosse colpita da una forma contagiosa di ipnosi: mi accorgo, a volte, di lasciarmi invadere, sopraffare, uniformare da questa sua, un po’ demoniaca, atmosfera di abbandono, vigile ma cupo.
Che peraltro si estende ad altri ambiti importanti della mia vita: il collasso delle presenze amiche qui in Rete, e quello delle voci amiche da tutte le abituali emittenti della radio.
Ho un bel da dire, ho un bel da ripetere come in un mantra, o forse in un esorcismo, a me stesso, prima ancora che ai miei occasionali interlocutori a bordo della Cavallona, le lodi al fascino di una quiete così irreale.
Lo stato d’animo è altalenante, ma raramente davvero appagato e sereno: devo ammetterlo, anche contraddicendo i miei scritti precedenti.
Chissà, il vero giudizio potrà darlo il passare del tempo, che mi farà rivalutare queste poche settimane così particolari, confermando magari la definizione di “vacanza come espansione dell’esperienza sensoriale”: con queste parole più o meno suonava la mia dichiarata rinuncia a grandi vacanze e grandi viaggi, che peraltro continuo a non rimpiangere, mentre davvero vorrei che settembre non arrivasse mai.
Il passare del tempo, che magari confermerà l’impressione del nuovo amico Superego Gandolfo dal codino grigio, che cioè il mio lavorio interiore sia anche ‘interrato’, sotterraneo, e che sia destinato a dare i suoi nuovi frutti in un futuro vicino.
Il passare, sempre troppo rapido, del tempo, di cui avverto per ora solo l’accorciarsi ormai molto percepibile delle giornate. E, se non vado errato, l’avvenuta migrazione dei rondoni, che proprio in questi giorni mi sembra abbiano intrapreso il loro ‘controesodo’, concetto e termine assolutamente odioso, a rimarcare quello di ‘ora d’aria’ che cercavo di esprimere in quelle stesse precedenti considerazioni.

Sono io stesso, intanto, a favorire con i miei trasporti l’esodo, a portare i carcerati alla loro libertà provvisoria, accompagnandoli spessissimo in aeroporto, in autostazione, in stazione.
Quasi “non li vedo più, neanche con gli occhiali,” come Herbert Pagani cantava i versi tradotti di una bella canzone popolare francese.

Sabato c’era ancora la luce del tardo pomeriggio, erano le sette e mezza di una giornata grigiastra, afosa, dall’aria irrespirabile, e avvertivo più che mai queste sensazioni, che dalla sera del venerdì fino a quella della domenica sembrano amplificarsi ulteriormente, quando una coppia di clienti mi è passata meno inosservata degli altri, per qualche difficoltà in più nell’accontentarli.
Un po’ anziani, stranieri (parleranno fra loro una lingua dell’Est europeo), mi stavano aspettando presso la sbarra e l’ufficio all’entrata del ‘Centro turistico e Campeggio Città di Bologna’, una grande e alquanto affascinante area in mezzo al verde, alla fine di una stradina tortuosa fra una strana boscaglia di pianura, appena oltre la tangenziale e il Parco Nord.
In un inglese essenziale ma chiaro mi hanno chiesto di portarli a mangiare pesce in un ristorante del centro.
Qualche secondo di esitazione, poi rispondo: “Yes!” e mi avvio, con finta sicurezza, a ripercorrere la stradina obbligata.
Bologna non ha mai avuto la vocazione alla cucina di pesce, ma è pur vero che qualche ristorante specializzato esiste. Il più è ricordarselo.
La prima soluzione che mi viene in mente è un posticino che mi è sembrato molto degno di attenzione anche per me, non fosse per la trasformazione vegana che si è imposta ormai stabilmente nella mia dieta.
Avevo riportato a casa un paio di settimane fa, in una notte di pioggia, una cameriera, una ragazza molto affabile e carina, da una piccola pizzeria-ristorante nei pressi dell’Ospedale Sant’Orsola.
E lei mi aveva decantato, con evidente sincerità, la cucina di pesce, i prezzi abbordabili, e la gestione umana e familiare del proprietario, molto attento a rendere un buon servizio ai parenti dei malati.
Ma questi qua cercano sicuramente qualcosa di più raffinato. Idea bocciata.

Mentre continuo a guidare con finta sicurezza, faccio appello alla memoria, da cui emerge un’altra soluzione.
‘La terrazza’: quello sì è un posto chic, me ne ha parlato la mia amica pediatra, ed informatrice particolare sugli ambienti più aristocratici della città, che lei conosce a menadito.
Ma non sono tranquillo: che là si mangi pesce è un ricordo vago, non del tutto certo; e poi non è in centro: si trova a metà strada fra la circonvallazione e la tangenziale, lungo via Massarenti, cioè la San Vitale.
Ulteriore difficoltà, e meno male che mi viene in mente: gli immancabili lavori stradali di agosto, che ostacolano gran parte degli itinerari cittadini. In questo caso mi costringono ad allungare il tragitto, entrando in via Massarenti da via Libia, anzichè da via Rimesse.
Quel poco di ansia tende ad aumentare: non penseranno che sto facendo un giro troppo lungo per fregarli?
E quando poi, all’imbocco di via Massarenti, giro verso la periferia anzichè verso il centro, sto molto sul chi vive, ma per fortuna non mi arrivano da dietro segnali di inquietudine. I due continuano a conversare a bassa voce nella loro lingua incomprensibile, mentre la Cavallona galoppa, fra i troppi semafori rossi della città, nelle luci del tardo pomeriggio che sta per diventare sera.
Un’ultima fermata, lunga eterna, poi entro nella laterale che mi conduce subito alla meta.
Un cartello esposto sulla vetrina avverte che dalla data di domani sarà chiuso per ferie. Mi è andata di culo, come suol dirsi, penso fra me.
Il tipo sembra soddisfatto, mi chiede se non ci sia bisogno di prenotazione; lo tranquillizzo, a quest’ora sicuramente no (e penso alla faccia che faranno nell’entrare nella sala ancor più vuota e ipnotizzata dell’intera città).
Regola il conto arrotondando generosamente, poi mi chiede un biglietto col numero di telefono del taxi.
Glielo allungo: “E’ il radio-taxi, ventiquattr’ore,” gli dico in inglese.
E mi rimangio la voce dello scrupolo, che vorrebbe proporgli di attenderlo, mentre lui si sincerasse che davvero si mangi pesce. Ho retto la parte fin qui, non posso cadere nel finale.
I due vengono fagocitati dal ristorante, e non ne escono subito, come controllo dallo specchietto mentre mi allontano velocemente, verso il sole, malato e offuscato, che tramonta.

E verso nuovi passeggeri da trasportare, di quelli soliti, che vanno in aeroporto, o in autostazione, o in stazione; quelli che non vedo più, neanche con gli occhiali…
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immagine, rielaborata nel chiarioscuro, tratta da:
http://oo-deadmoonrising-oo.deviantart.com/art/La-Bologna-deserta-3-198014298

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22 risposte a La città ipnotica

  1. Luca ha detto:

    Mi permetto di dissentire, o quanto meno dubitare, dalla tua immedesimazione con lo stanco e demotivato portiere d’albergo cui solo la inopinata morte di una deliziosa coppietta fa per un attimo ritrovare un senso al proprio esistere e al proprio lavorare.

    Tu i tuoi clienti li vedi benissimo a occhio nudo e li discerni uno ad uno, probabilmente perchè (credo tu abbia dato larghi indizi in tal senso) il mestiere che fai, in qualche modo, è stato una scelta più che un caso fortuito.

    Nè Pessoa nè Bukowsky spesero invece mai una sola riga sul proprio primo lavoro. Kafka non ne avrebbe voluto parlare ma il trauma gli saltava comunque fuori perfino dalle virgole.

    • Franz ha detto:

      Come ho già accennato in un’altra risposta, la sensazione di caduta di interesse nei confronti dei miei passeggeri è legata anche, forse in buona parte, al calo di slancio che avverto da un po’ di tempo all’idea di raccontare qui quei miei occasionali incontri.
      E’ vero, poi, che l’approccio di chi ha scelto una certa attività è sempre comunque più positivo rispetto a chi ne è solo schiavo e vittima.
      In ogni caso essere anche solo confrontato, da un amico troppo generoso, con nomi di quel genere, è motivo di orgoglio e di impegno. 🙂

  2. marinardi ha detto:

    Ciao Franz! Anch’io in città ferragostina, ma dopo mesi di intensi spostamenti per festival, laboratori coi bimbi etc etc…ti dirò che starmene tranquilla tra le braccia silenziose dei portici di via Saragozza non mi dispiace per niente! Sarà che finalmente posso lavorare al prossimo libro senza essere distratta dal tumulto cittadino di sottofondo, sarà che anche la rarefazione dell mail mi alleggerisce, sarà che girar in bici per le strade deserte è una vera goduria e perfino la Marisa del piano di sopra se n’è andata in ferie lasciandomi dormire senza la sua televisione sempreaccesa…insomma io me la sto godendo!
    Oggi ho portato un piatto di pasta a Jakob, un ragazzo che vive in strada e passa le giornate seduto fuori dal Parco di Villa Spada. Abbiamo avuto il tempo di farci una lunga chiacchiarata. Era un bel po’ che lo volevo fare, ma sempre di corsa non mi decidevo mai…ed ecco: ferragosto dà il tempo anche di prendersi questi lussi!
    Ciao Franz serenità e buone cose anche per te!

    • Franz ha detto:

      Ecco, Marina, è proprio un lusso per pochi buongustai, vivere le proprie giornate in modo così diverso, e in una città dall’aspetto così diverso.
      Per ragioni differenti, poi, sia tu che io abbiamo un contatto quasi simbiotico con le strade e i portici della nostra bella città.
      Certo, per chi ci abita, sotto i portici, non è certo un lusso continuare come sempre a farlo in questi giorni, ma immagino che anche loro sappiano apprezzare questa quiete un po’ irreale.
      Ciao, Marina, ti auguro che le vacanze della Marisa si protraggano molto, molto a lungo… 🙂

  3. diego ha detto:

    un gran bel post, che rende anche bene quel senso di vuoto, che però, a mio modesto avviso, è preziosissimo, perchè ascoltiamo il rumore di fondo della vita

    • Franz ha detto:

      Grazie, Diego!
      Hai ragione, ma quel po’ di disagio interiore che ho voluto confidare era nato in me proprio dalla mia ormai abituale attesa entusiastica di quell’atmosfera di ascolto, e dal vederla quest’anno un po’ appannata da una certa foschia (…non solo atmosferica).
      Da qualche giorno, con lo stabilizzarsi del tempo, dell’aria e delle luci, l’ho ritrovata appieno.

  4. Carlo ha detto:

    Caro Franz, sei proprio uno scrittore di talento! Hai descritto alla perfezione quel classico senso di smarrimento, di angoscia e di desolazione che si prova quando si rimane tutti soli in città nei mesi estivi.
    Anche se questa Estate sarà indubbiamente diversa dal solito… sarà che 6 italiani su 10 sono rimasti a casa perché non hanno i soldi per spostarsi, sarà che anziché del gossip da ombrellone ormai si parla di spread e titoli di stato, sarà che invece di concentrarsi sui servizi ‘sul caldo’ qui siamo tutti ansiosi di scoprire come è andata la borsa, nemmeno avessimo dei titoli investiti, nemmeno fossimo degli uomini d’affari che comprano-vendono a ritmo serrato come nei film americani degli anni ’80, quando l’economia USA sembrava il West del nuovo secolo ed i giochi speculativi la corsa all’oro in salsa moderna…
    sarà che c’è poco da ridere, ben poco da rilassarsi, con tutte ste nuvolacce nere che s’addensano al nostro rientro, tra riforme, tagli ai servizi, tasse e addizionali varie…
    sta di fatto che io abito sul mare, in una località molto turistica, e qui è tutto deserto. E non è il deserto di Bologna, il deserto che hai descritto tu e che in fondo fa bene, perché serve ha tastare il polso alla situazione e a capire come stanno le famiglie italiane… questo è quel deserto venefico che fa chiudere ristoranti, alberghi, licenziare giovani e meno giovani, marcire un intero indotto…

    • Franz ha detto:

      Caro Carlo, innanzi tutto grazie per la visita, per il ricco commento e per i bellissimi complimenti.

      Credo che la crisi economica sia rispecchiata molto di più dal desolante quadro di una località balneare che annaspa nel periodo solitamente più fervido, che da una città come la mia, che, nonostante quanto mi senta ripetutamente dire, rinnova anche quest’anno l’aspetto più straordinariamente quieto tipico di Ferragosto e dintorni.
      D’altra parte, Bologna è una città resa viva e movimentata dagli studenti universitari e da frequentissime fiere e congressi; la mancanza di entrambi gli elementi genera comunque quell’impressione stranita, che finisce per nascondere il fenomeno della riduzione o rinuncia di molti, rispetto alle vacanze.

      Questo straordinario 2011, in cui la storia sembra aver cambiato improvvisamente marcia, per converso pare non voler concedere nessuna tregua estiva: ora sono la bufera sui mercati e quella sociale a Londra a mantenere alta la febbre.
      Penso che chi ha una radicata consapevolezza circa i limiti dello sviluppo e la falsità dei valori del capitalismo, quel modello a cui siamo abituati ma che sembra ormai al collasso, non possa che vedere di buon occhio, al di là degli inevitabili episodi di dolore e devastazione, una crisi epocale che possa finalmente aprire la strada a nuovi modelli di convivenza e di salvaguardia del nostro barcollante habitat globale.

      Un caro saluto.

  5. Superfragilistic ha detto:

    Leggendo il tuo post mi sono sentita in buona compagnia anche se è naturale che le sensazioni che si provano, siano differenziate a seconda del vissuto a cui si rapportano. Per me l’estate, da molti anni ormai, è sinonimo di un malessere interiore generalizzato; non saprei spiegare con esattezza quanto sento dentro, ma assomiglia ad un senso di smarrimento e ad una perdita di riferimenti. L’estate, almeno da quando non sono più una ragazzina spensierata ( ed è da molto molto tempo) è legata a molte contingenze negative perché con la bella stagione ogni regolarità del flusso delle cose o ogni parvenza di regolarità, scompare lasciando il posto a tante incertezze ed angosce che hanno accompagnato soprattutto gli anni della mia seconda giovinezza quando, mentre altri lasciavano i bambini a genitori o zii o a qualcuno che si potesse occupare di loro, o ancora si godevano con loro le vacanze ( insegnanti ) io che ho sempre vissuto in una città che non è la mia, ero costretta a lasciarli a casa con qualche baby sitter prima, da soli poi.
    La città si svuotava progressivamente e si sentiva l’angoscia di non trovare più nessuno. Ora molte cose sono cambiate e per me, che sto in una città di mare ben governata, l’estate non è più sinonimo di città deserta anzi frotte di turisti affollano spiagge, strade e locali, sempre pieni. Qui si che possono mangiare il pesce fresco salvo poi, se sono americani, chiudere il pranzo con un cappuccino. In questo momento a casa mia ci sono un americano, parente di mio marito, due ragazzi ed una ragazza super in gamba, amici di mio figlio, che dalla montagna trentina si sono spinti fino qui e che si stanno godendo il sole ed il mare della splendida costiera di cui 2 post fa ( nel mio di blog naturalmente). Però non è che la tristezza ed il senso di smarrimento mi abbiano abbandonata: saranno parte del mio io che è super in tante cose ma poi cade sul più bello. Che vuoi farci Franz? stiamo crescendo ( diciamo così) ed è tempo di bilanci. Un abbraccio
    P.S. a settembre sono parecchio incasinata ma da ottobre mi prenoto per l’autunno caldissimo. Ciao

    • Franz ha detto:

      Grazie per le tue confidenze, sempre naturalmente di qualità ‘Super’.
      Da quello che mi dici, sono solo gli echi del passato a turbare una stagione che, dove vivi ora, è piena di vita, sia nelle strade, sia in casa tua, grazie agli immancabili ospiti.
      Capisco che chi, come te, è abituata da sempre all’allegria di un piccolo, gioioso e continuo alveare umano tema la solitudine e l’abbandono più di ogni altra cosa, e si rapporti non sempre nel migliore dei modi con la preziosa dimensione del silenzio.
      Per me è vero il contrario, ma ciò non mi evita, come cerco di raccontare via via, gli alti e bassi del morale, a cui contribuisce molto una certa metereopatia.
      Si sa, siamo creature super e fragili nello stesso tempo, e la cosa va solo riconosciuta e accettata.
      Ma, se non già in settembre, da ottobre so che i tuoi ruggiti si uniranno ai miei!

      Salutone e abbraccio.

  6. Silvana ha detto:

    In fondo hai perfettamente descritto quello che è una vacanza, cioè un’assenza, un vuoto.
    La prossima volta che hai bisogno di un’informazione sui ristoranti di Bologna e provincia (di pesce e non) chiamami e troverai una voce amica ed…informata.
    Però li hai consigliati bene perchè la Terrazza è davvero un posto in cui si mangia bene, molto, molto, molto bello e dove fanno un servizio genitle e cortese.
    Io non sono in città, non hai idea di quanto si siano “evoluti” gli agriturismi, perlomeno quelli della zona della Tuscia, ma anch’io voglio contribuire a riempire il vuoto della rete.
    Tendi a sottovalutare la tua capacità di “vedere” i clienti, secondo me li vedi ancora anche senza occhiali.
    Besos

    • Franz ha detto:

      Grazie, carissima, delle rassicurazioni sul ristorante (e sull’offerta di consulenze future); certo, a giudicare dalla tua conoscenza di un posto da me definito ‘aristocratico’, gli eventuali lettori che non ti conoscono si potrebbero fare un’idea di te come di una persona snob, che mi sembra piuttosto lontana dal vero! 🙂
      La Toscana credo che vanti una densità straordinaria di agriturismi; penso che, se ben scelti, siano un bel modo di fare una ‘vacanza’, rilassante e non affollata.
      Forse hai ragione, quanto alla mia ‘miopia’ psicologica; è vero anche, però, che mi riesce sempre meno spontaneo raccontare gli episodi, più o meno coloriti, che mi capitano sul lavoro.
      Per quanto riguarda la miopia fisica, invece, è meglio che gli occhiali li tenga sul naso.

      Besos, e buone giornate!

  7. amanda ha detto:

    boh a me la rete pare deserta ma la città proprio per nulla rispetto agli scorsi anni
    ed io sono stanca

    • Franz ha detto:

      E’ un’impressione di tanti, ma chi gira quotidianamente, e diverse ore, per le strade (e attende molto più a lungo del solito nei posteggi dei taxi) avverte inequivocabilmente un’atmosfera fra l’incantato, lo stranito e, appunto, l’ipnotizzato. Almeno qui da noi.
      La tua stanchezza da professionista molto attiva ma molto precaria è il segno di un’epoca; capisco che la cosa non possa rincuorarti, ma spero che ti dia un po’ di ulteriore spirito battagliero, visto che si annuncia un autunno, anzi già un settembre, molto, molto caldo, in Italia e nel mondo intero.

  8. Riri52 ha detto:

    Ieri sera all’Arena Puccini c’era molta gente, tutti i posti occupati, il film molto bello, El gringo che visto sullo schermo enorme è ancora più affascinante. La gente c’è, rimane in casa, in giro ne vedi poca e alla sera esce, Ma viviamo in tempi strani, non solo tu sei in attesa di trasformazioni e pace. Credo tutti quanti, in modo diverso siamo su una zattera che non sa dove ci porta. E forse per questo sembra di non avere nulla da dire: si resta in attesa della pioggia, del fresco, di un futuro. Ciao Riri52

    • Franz ha detto:

      Il tuo commento, cara Riri, fotografa splendidamente lo stato d’animo di un’intera città, o forse solo della sua parte più consapevole, ma anche più avveduta.
      “Si resta in attesa della pioggia, del fresco, di un futuro”, che sicuramente verranno. Come sarà quel futuro dipenderà un poco da ciascuno di noi, molto dall’intera anima cittadina, nazionale, planetaria.
      Ciao!

  9. milvia ha detto:

    Bellissima l’interpretazione di Herbert Pagani! Grazie!
    Peccato che lui non ci sia più, e peccato che ben pochi se lo ricordino.

    Ciao!

    • Franz ha detto:

      La sua biografia è impressionantemente ricca.
      E’ davvero un peccato che se ne sia andato così presto; di personalità di spicco c’è sempre un bisogno immenso.

  10. milvia ha detto:

    Ecco che mi affretto a lasciare un commento, invece di stare lì a leggere più volte il tuo post e cercare di dare una risposta il più possibile… intelligente. Così, almeno, contribuisco velocemente, anche se in minima parte, a risollevare il collasso delle voci amiche in rete, e, di conseguenza, a risollevare, anche se in minima parte, l’atmosfera di abbandono che ti circonda.
    Per le radio, non posso farci niente: come sai, io ascolto Radio3, e lì, le voci amiche continuano ad esserci quasi tutte, anche se molte mi arrivano attraverso la riproposta di vecchie trasmissioni.
    Insomma, un volto dell’estate è anche questo. Sonnolenza e torpore nelle città, frenesia e chiasso nei luoghi di vacanza. Così che, questi ultimi, invece di essere oasi di riposo diventano posti che non fanno altro che generare proprio quello stress dal quale ci si vorrebbe liberare.
    Che poi chiamarla estate, questa estate del 2011, mi sembra di farle un complimento. Non è che di giorni davvero luminosi ce ne abbia regalati tanti…
    E forse è anche per questo che è meno affascinate, la quiete che pervade le strade. Almeno così è per me, che mi sento derubata della mia stagione preferita ( quest’anno, ancora di più degli altri anni, anch’io vorrei che settembre non arrivasse mai, e vorrei poter dire ai rondoni: rimanete, vi prego, ancora un po’, che fretta c’è…).
    Poi, dato che tu stai attraversando un periodo di transizione, dato che ti sei fatto… minatore di te stesso, è normale, io credo, che la serenità agognata tardi ad arrivare. Ma arriverà presto, ne sono certa. Sai come si dice: chi bello vuol divenire, un po’ deve soffrire…

    E poi.
    Voglio dire, ma perché mai due tipi devono venire a Bologna per mangiare il pesce? Che vadano al mare, no? E non stiano a far diventare matti i tassisti già un po’ stressati… di suo. Soprattutto quelli che sono miei amici.
    Buon lunedì, Franz! E un abbraccio.

    P.S.: ho sempre amato quella canzone di Herbert Pagani. E anche Herbert Pagani.

    • Franz ha detto:

      Grazie, cara Milvia, della tua …testimonianza di presenza, innanzi tutto, ma anche dei contenuti ‘spontaneamente intelligenti’ del tuo commento. 🙂
      Forse hai ragione, è la luce chiara, l’elemento davvero mancante in questa strana estate, che ricorderò forse, come dici tu, come un periodo di transizione sul fronte personale, ma certamente (e lo ricorderemo tutti) molto di più su quello sociale e politico.
      E’ più importante che, pur soffrendo, “diventi bello” il nostro mondo, e il nostro Paese, che il sottoscritto.
      Con la differenza che il mondo può solo peggiorare, mentre io posso solo migliorare…

      Ho aggiunto il link ad un’intensa esecuzione televisiva di ‘Albergo a ore’ di Herbert Pagani.

      Buon lunedì a te, e abbraccio ricambiato!

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