18-6: Ingresso musicale nell’Aretino

Dopo la massacrata di ieri, l’importante oggi era arrivare a destinazione presto.
Così è stato, grazie a una tappa provvidenzialmente breve, di soli quindici chilometri.

Colazione forzatamente autogestita: ho dato fondo alla scorta di frutta secca (fichi, datteri e nocciole), completando l’opera con alcuni nutrienti e preziosi cucchiaini di polline, e alle sette e tre quarti sono uscito e ho cominciato a percorrere, a ritroso rispetto a ieri, la strada in discesa verso il fondovalle dell’Arno.

Mi ci vuole una buona ora per raggiungere nuovamente la regionale di Valdarno, presso un piccolo paese dal nome un po’ insolente.

Lascio qui la parte dell’itinerario faticosamente già battuto ieri e riprendo a percorrere verso Arezzo, questa volta secondo i piani, la trafficata strada di fondovalle.

La mia attenzione viene catturata, presso un’officina, dalla sagoma rincagnata di un camion.

Un attimo maledetto e la vita quotidiana di un lavoratore, ammesso che non sia stata recisa, ha subìto una drammatica svolta.
Dalla mia posizione privilegiata di chi ha smesso di lavorare e si sta concedendo un’esperienza di viaggio, penso ancora una volta a quanta retorica rivesta il mito del lavoro nobilitante.
Ma il discorso ci porterebbe lontano.

Camminare sul ciglio di un’importante via di comunicazione non è piacevole; per fortuna, in prossimità del centro abitato di San Giovanni, fra strada e fiume si apre una bella via pedonale, fiancheggiata da ombrosi alberi più o meno antichi,

accanto alla quale fa finalmente la sua comparsa il nobile fiume fiorentino.

Quando raggiungo e oltrepasso il ponte, ho già percorso quasi la prima metà del cammino odierno e nella testa ho la frastornante colonna sonora dei veicoli motorizzati.
Oggi comunque, inutile nasconderlo, il mio interesse più vero è di arrivare presto e senza errori a destinazione.

Anche se mi trovavo già in provincia di Arezzo, è al di là del fiume che mi sembra si possa considerare l’inizio del vasto territorio aretino, che solcherò nell’arco delle prossime tre tappe.

L’accoglienza di questa nuova terra è ottimale: l’impatto è innanzi tutto sonoro, un improvviso benefico collasso del rumore, che avverto già in una prima zona residenziale e poi, ancora di più, lungo una piccola strada che si immerge nella campagna.

L’asfalto lascia il posto allo sterrato mentre si entra nella boscaglia.

Un improvviso frastuono di cinguettii mi fa pensare che siano volatili reclusi in un allevamento, ma mi devo ricredere: è una fitta popolazione in piena libertà, che festeggia la luce e il calore del periodo più vivo dell’anno.

L’accoglienza sonora, più modulata, prosegue lungo la stradina sassosa e poi anche quando questa si immette in un’incantevole strada asfaltata, percorsa solo da rari ciclisti.
Le tinte sono nette, la stabilità del clima inonda il fisico e la mente.

Un paio di immissioni in strade più importanti segnano una graduale ma limitata ricomparsa del traffico veicolare.
L’ultima immissione, nella località Penna di Terranuova Bracciolini (beh, “Porcellino” è indubbiamente più stringato!) porta su una grande rotonda, al di là della quale vedo l’insegna del mio hotel-ristorante.

Sono appena le undici e trenta.
E un’ora e mezzo più tardi, fra una clientela di lavoratori (ma c’è anche una coppia di turisti francesi) mi godo a tavola un po’ di vacanza.

Informazioni su Franz

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2 risposte a 18-6: Ingresso musicale nell’Aretino

  1. Franz ha detto:

    miticooooo, peccato non esserti stato vicino, ma ci sono col cuore

    • Franz ha detto:

      Grande!
      È un peccato davvero, del cammino, aver condiviso solo la mia infelice e irrazionale falsa partenza. Ma le giornate successive hanno cementato ancor di più la nostra amicizia.
      E vedo che, nei giorni della quarantena a casa tua, ti ho vampirizzato l’account sul blog…. 😀

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