19-6: Verso Arezzo – le emozioni e i chilometri

Frutta in abbondanza, torta e crostata da inzuppare nel tè, e poi provviste per la cena: pane, due fette tagliate da una bella forma di pecorino e qualche cucchiaio di uova strapazzate (non me ne vogliano i miei amici vegani intransigenti).
Entrato nella sala ristorante dell’albergo alle sette, finisce che riesco a incamminarmi non prima delle sette e tre quarti.

Dopo la relativa parentesi di ieri, mi aspetta oggi una tappa impegnativa, di ventitré chilometri.
L’itinerario mi porta subito in campagna, lontano da strade trafficate, in una sequenza di paesaggi e situazioni incantate che ora fatico a ritrovare nelle seguenti testimonianze fotografiche, come avessi vissuto un irripetibile, strano e bellissimo sogno.

Ricordo spazi aperti e vividi, solcati da strade pulite e quiete, e saluti cordiali a una sparuta genìa di persone solitarie e felici incontrate di tanto in tanto.
E, per contrasto, la quantità di tentativi ed errori che mi tocca fare per assecondare le fantastiche bizzarrie del percorso fornitomi oggi, in “modalità pedone”, dalle mappe di Google.

“La vòle una tartaruga marina?” e mi indica una notevole bestia corazzata prigioniera in una piccola vasca di cemento.
Da lontano, nella strada in salita che sembra finire nella sua proprietà, l’avevo scambiata per un ragazzo; in realtà è una signora sui cinquanta; accanto a lei una donna più giovane, forse la figlia.
“Mi dispiace, nello zaino non ci sta.
Ma finisce qui la strada?”
“Si interrompe, è franata qualche anno fa. Dove deve andare?”
“A Quarata, la conosce?”
“Sì, è verso Arezzo.”
Le mostro sul tablet il tracciato che mi ha portato fin lì.
“Guardi, faccia una cosa, può risalire questo pendìo, l’erba l’hanno tagliata,

e vede lassù, vicino a quell’alberone sulla sinistra, c’è un sentiero che porta sulla provinciale, quando l’ha raggiunta gira a destra.”
“La ringrazio, è stata davvero provvidenziale!”

Le indicazioni per la provinciale si rivelano giuste, non quella della direzione da prendere.

L’altalena fra le emozioni che mi regala il continuo variare dei paesaggi e l’angustia del procedere per tentativi ed errori è destinata a durare ancora a lungo,

tanto che, dopo due ore di cammino, i chilometri da percorrere risultano ancora diciannove, un’enormità.

Ma cerco di non scoraggiarmi: la carica di energia che mi dà lo splendore della natura mi aiuta.
Raggiungo in salita il minuscolo borgo di Traiana.

Mentre consulto col massimo dettaglio il prosieguo dell’itinerario, da un balcone seminascosto dalla mia prospettiva vedo spuntare, indaffarata su qualche cosa, una giovane dai capelli mori.
“Buongiorno!” le dico immediatamente.
Ricambia il saluto senza entusiasmo.

Ora, non ci sono dubbi, devo prendere questa specie di carrareccia in discesa

che mi porterà a imboccare la Strada provinciale numero “1”.

C’è un paese, San Giustino Valdarno, che mi aspetta dopo un chilometro.

Forte è la voglia di un bar, per una pausa di riposo ristoro e riflessione, insieme all’opportunità di ricaricare un po’ la batteria del tablet.
Incrocio un negozio di parrucchiere, l’ufficio postale, un centro di scommesse sportive, ma sembra che San Giustino sia un paese “barless”.
L’ultimo agglomerato è la piazzetta della farmacia, accanto alla quale vedo comparire, con un tuffo al cuore, l’insegna “Bar Pasticceria Gelateria”.

Sono le undici e mezza.
La pausa, con pastina al riso e succo di mirtillo (i chinotti sembrano estinti…) scandirà nettamente le due diverse parti della camminata odierna.
I restanti dodici chilometri si svolgeranno fin verso la fine su questa larga provinciale. Lunghissimi rettilinei, veicoli sfreccianti, non più emozioni ma, in compenso, la possibilità di recuperare, senza problemi di tracciato, un po’ di tempo perduto.

Ho volutamente dedicato la maggior parte di questo resoconto alla metà più ricca di situazioni ed emozioni; della seconda metà, mi limito solo a commentare qualche immagine.

I rumori del traffico e la necessità di pedalare non m’impediscono di gettare un occhio sulla campagna circostante.

E questo è il paese di Castglion Fibocchi,

dove mi concedo una nuova pausa bar (succo di pompelmo) e ricevo, con gioia, una telefonata di Massimo.

Ma chi è che si fa rivedere verso la fine?

Sì, è ancora il nobile Arno, ancora più capiente, qui nei dintorni di Arezzo.
Lo oltrepasso sul medievale Ponte Buriano,

che poi posso fotografare dal livello del fiume, dove l’ultimo colpo di teatro di Google Map mi fa a lungo transitare, su una carreggiabile dal suolo fangoso.

Qualche attimo di timore quando l’indicatore satellitare sembra impazzito proprio negli ultimi bivii, ma poi si riprende, e quando sono le tre e mezza in punto, mi porta davanti alla mia destinazione: un “bed and breakfast” di ambiente decisamente fluviale.

Informazioni su Franz

Per una mia presentazione, clicca sul secondo riquadro ("website") qui sotto la mia immagine...
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2 risposte a 19-6: Verso Arezzo – le emozioni e i chilometri

  1. Amanda.B ha detto:

    Ti appiccico una bussola al capino mannaggia a te, neanche pollicino senza briciole si perderebbe tanto😂

    • Franz ha detto:

      Sappiamo quanto sia scsrso, anzi nullo, il mio innato senso dell’orientamento, carissima, ma la prova di ieri mattina è stata come sottoporre a un principiante lo spartito dell’Appassionata di Beethoven ! 😮

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